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Mulini a vento

Fini, dacci una lezione di vera democrazia: vota contro la fiducia!

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Evidentemente la fervida fantasia del Presidente Fini comincia ad esaurirsi. Dopo aver deliziato l’opinione pubblica con le sue mirabolanti uscite in materia di cittadinanza, di bioetica, di voto agli immigrati, di coppie di fatto, ora per attaccare il Governo la terza carica dello Stato non trova nulla di meglio che rispolverare la polemica trita e ritrita sul ricorso al questione di fiducia da parte del governo.

Certo fa effetto vedere il Presidente della Camera qualificare come “deprecabile” la scelta del Governo subito dopo l’annuncio del Ministro per i rapporti con il Parlamento della questione di fiducia sull’articolo 2 del disegno di legge finanziaria come approvato dalla Commissione bilancio. Certo l’effetto è ancora maggiore se si considera che il Governo ha scelto di porre la fiducia non (come fatto innumerevoli volte in passato) su un maxiemendamento contenente anche disposizioni nuove e diverse rispetto a quelle esaminate dal Parlamento) ma esattamente sul testo licenziato dalla Commissione. E certo appare poi assai singolare la motivazione che accompagna il giudizio di Fini: la scelta è deprecabile in quanto di “carattere politico perché attinente esclusivamente ai rapporti tra maggioranza e governo”. Ma vivaddio se è deprecabile porre la questione di fiducia sulla base di motivazioni politiche, allora quando tale scelta sarebbe legittima agli occhi di un fervente e convinto democratico quale certamente è il nostro amato Presidente?

Sul punto occorre chiarire alcuni punti. Ricorrendo alla fiducia il Governo non espropria affatto il Parlamento (che rimane sempre libero di approvare o respingere il testo). Il Governo si limita a segnalare che un certo testo in discussione assume valore essenziale per il proprio programma. E per queste ragioni il Governo condiziona la sua stessa sopravvivenza all’approvazione parlamentare del testo. Il Parlamento, se lo ritiene, può negare la fiducia ed in questo caso il Governo si dimetterà e, se ci saranno le condizioni, potrà conferire ad un nuovo governo la propria fiducia. Non c’è nulla di più trasparente della posizione della questione di fiducia per ragioni di natura politica. E queste ragioni siano rilevanti in questo caso ci appare evidente.

Il Governo ha presentato alle Camere il proprio disegno di legge finanziaria, ovvero il documento di politica economica più importante dell’anno. Il Senato lo ha approvato. Alla Camera la Commissione bilancio, dopo un confronto serrato, lo ha profondamente modificato aumentando in modo sensibile le previsioni di spesa. Ponendo la questione di fiducia, il Governo segnala che il testo della Commissione è, a suo avviso, il punto di massimo compromesso fra il proprio disegno originario e le sollecitazioni emerse in sede parlamentare. E su tale punto di equilibrio è disposto addirittura a mettersi in gioco.

Certo la storia d’Italia ha conosciuto in moltissime occasioni un altro uso (improprio) della questione di fiducia. Il Governo vi ha fatto spesso ricorso come strumento di carattere antiostruzionistico, per far decadere i troppi emendamenti presentati (soprattutto dai parlamentari di opposizione) e garantire una tempestiva conclusione del procedimento. E’ quella che i cultori della materia chiamano “fiducia tecnica”. Ma se vogliamo essere rigorosi, non è la fiducia politica ad essere deprecabile, semmai lo è la fiducia tecnica.

Ma evidentemente come la scelta del Governo, anche la reazione del Presidente Fini è dettata da motivazioni essenzialmente politiche. Ma se così è Fini, anziché ergersi a paladino della sovranità parlamentare, arrampicandosi in modo spericolato su tecnicismi di diritto costituzionale che evidentemente padroneggia con difficoltà, ha una strada molto più lineare. Provi a chiedere ai deputati a lui vicini (molti, pochi, boh?) di non votare la questione di fiducia e di mandare a casa il Governo. Non sappiamo se potrebbe riuscire nell’obiettivo. Ma anche dovesse fallire (come sospettiamo) sarebbe comunque un bel guadagno in trasparenza della politica. Questa si (a differenza dei suoi sermoncini dalla scranno più alto di Montecitorio) sarebbe una vera lezione di democrazia!

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3 COMMENTS

  1. No,Fini non ci deve dare
    No,Fini non ci deve dare proprio alcunché.Ci ha dato anche troppo.E’ il pdl che deve dare una prova di esistenza e di serietà.Al di là del blablabla del confronto che arricchisce.

  2. deprecabile è il parlamento
    mi domando.. è possibile che il Governo e i capigruppo non siano in grado di imporre ai parlamentari come votare? Certo i parlamentari non hanno vincolo di mandato ecc ecc ecc ma tutto ciò dimostra che c’è qualche cosa che non va nella maggioranza…e sappiamo tutti di chi è è la responsabilità

  3. E doveva essere una
    E doveva essere una finanziaria blindata!Comunque, una riforma che dovrebbe essere fatta e che dubito venga fatta,sarebbe di rendere inemendabile la finanziaria.I parlamentari hanno altre sedi per proporre leggi,di spesa o no.

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