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Il caso

Forteto: la Commissione parlamentare rischia il grottesco, ma si salva in zona Cesarini

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Del caso Forteto su questo giornale ce ne stiamo occupando da un po’ di tempo, fondamentalmente per due motivi: il primo è che non si tratta di una vicenda “locale”, ma è la storia esemplare di una lunga connivenza della sinistra politica con un mondo nato sotto il segno dell’utopia rurale e rivelatosi un abisso di orrori pedofili e di torture; il secondo è che gli organi di informazione, che in genere sono consumatori avidi di vicende di questo tipo, in questo caso sono stati singolarmente parchi e misurati.

Nel corso degli anni (ormai siamo a 50) qualcuno ha denunciato, qualcuno ha tollerato, qualcuno ha minimizzato. Gli atti stanno tutti lì, per chi ha voglia e pazienza di riguardarli; e c’è anche una voce di Wikipedia che riassume tutte le fasi dei tre processi, una condanna europea, le due commissioni di inchiesta regionale e quella parlamentare, proposta nel 2015 da Deborah Bergamini (Forza Italia) e bloccata dal PD, poi finalmente attivata con la ricezione di una proposta di Laura Bottici (5 Stelle).

Abbiamo raccontato come ancora nel gennaio 2020 la commissione parlamentare stentasse a partire operativamente. Abbiamo evidenziato il ruolo avuto da Stefano Mugnai (Forza Italia) fin dall’inizio di una vicenda che si trascina ormai da mezzo secolo e l’atteggiamento fermo di Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) rispetto alla necessità di approfondire anche le responsabilità e le connivenze politiche, al di là delle risultanze penali sul ruolo dei singoli protagonisti.

 

Di stento in stento, di rinvio in rinvio, comunque alla fine la Commissione fissa un sopralluogo da tenere il 19 ottobre. Ma c’è subito una sgradevole sorpresa: una mail della presidente della commissione Piarulli, del Movimento Cinque Stelle, avvisa i membri che il sopralluogo sarà preceduto da un pranzo presso la struttura.

Immediata la reazione di Mugnai e Donzelli: “La proposta della presidente Piarulli è apparsa subito come grottesca e strabiliante. Per lunghi anni il Forteto, dove sono stati abusati minori e perpetrate violenze fisiche e psicologiche, è stato frequentato da magistrati e politici, che venivano accolti nelle ‘sacre stanze’ realizzate per mostrare il valore della struttura, e si fermavano proprio a pranzo o a cena. È anche grazie a questi metodi la comunità del guru Rodolfo Fiesoli ha potuto accreditarsi. Premesso che pranzare in una struttura su cui si indaga sarebbe inopportuno in qualsiasi situazione, è inaccettabile che il Parlamento possa soltanto pensare di somigliare anche lontanamente ai metodi di allora. Vogliamo che la Commissione sia forte e inoppugnabile. Dopo i crimini che sono stati compiuti al Forteto sono passati molti anni, le sentenze sono state emesse, politici e giornalisti hanno denunciato quello che è accaduto, ma ancora molto deve essere fatto per la verità su questa vergognosa vicenda e per emancipare quella struttura dal passato”.

Al comunicato segue immediatamente l’annullamento del “pranzo in struttura indagata”. Pericolo sventato? Per il momento sì, ma le sorprese – in un caso che ne ha viste già moltissime – in futuro non potrebbero mancare.

 

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