Forza Italia al bivio, confrontarsi o cedere agli ultimi giapponesi
02 Gennaio 2015
di Redazione
Le forze che si ispirano al popolarismo europeo non resteranno sorde alle parole di Alfano sulla ricerca di una via comune per la successione al Colle, e probabilmente in Forza Italia qualcuno più accorto di altri avrà alzato i radar dopo il discorso del presidente Napolitano. Nell’appello lanciato agli italiani il 31 dicembre dal Capo dello Stato – sembra che la politica italiana si stia finalmente avviando sulla strada delle riforme – c’è ancora una volta un riconoscimento per le forze che hanno responsabilmente fatto argine all’antipolitica e alle derive euroscettiche.
In certi ambienti forzisti però si continua a predicare l’astio nei confronti del presidente della Repubblica, ricicciando le "dimissioni forzate" di Berlusconi nel 2011, il teorema del golpe che generò lo spettacolo provincialotto dell’impeachment. Si dimenticano molte cose. Per esempio la crisi che già dal 2010 aveva investito la maggioranza che sosteneva l’esecutivo del Cavaliere, crisi politica moltiplicata dallo tsunami del debito sovrano che avrebbe portato al passo indietro di Berlusconi.
Nell’allora Pdl c’era chi era pronto al confronto con alcune forze dell’opposizione sulle riforme istituzionali, sulla legge elettorale, sui grandi temi strategici per il Paese. Le cose andarono diversamente, agli storici il compito di spiegarci come e se ci furono intromissioni esterne, ma Berlusconi non fu né vittima né ostaggio del cambio di governo che avrebbe portato Monti a Palazzo Chigi.
Se mai, il Cavaliere ne fu protagonista consapevole. Berlusconi avrebbe potuto cercare di resistere ai voti di fiducia su cui ballava la maggioranza, ma non lo fece, rassegnando le dimissioni. Avrebbe potuto opporsi subito allo schieramento favorevole a Monti, ma in quella fase l’attuale leader di Forza Italia preferì mettere al primo posto il bene del Paese, mostrando un senso di responsabilità che sarebbe scomparso di lì a poco per poi riaffiorare in modo carsico fino al Patto del Nazareno.
Come pure falchi e falchetti forzisti dimenticano che Napolitano fu richiamato all’opera dalla gran parte delle forze politiche, tutte in piedi ad applaudirlo chiedendogli di restare. Chi prevarrà in Forza Italia? L’anima più riflessiva del partito, quella che, almeno sembra, non intende trasformare la scalata al Colle in una nuova roulette russa? Oppure gli ultimi giapponesi, quei soldati del Sol Levante rimasti in qualche isolotto sperduto del Pacifico a combattere, da soli, una guerra che era finita e che avevano già perso…
