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Fra Fidel Castro e la sindrome cinese, geopolitica semiseria Covid-19

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Oltreché la gerarchia delle fonti del diritto, la psicologia sociale e la comunicazione istituzionale, il coronavirus ci obbligherà a riscrivere da capo anche i manuali di sociologia delle relazioni internazionali. Lo dimostra il campionario delle reazioni del popolo italiano, a mezzo social network, di fronte agli aiuti sanitari – medici, mascherine, respiratori – che da diversi Paesi del mondo stanno arrivando in casa nostra per aiutarci a superare l’epidemia. Un vero spasso, se la materia non fosse tragica.

Il primo gradino del podio va senz’altro alla nuova mitologia filo-cinese: da grandi untori a grandi salvatori nel giro di poche settimane, e se è vero ciò che si racconta sul tentativo del regime di passare per vittime di un “virus italiano”, oltre a ringraziare il dragone finirà che dovremo pure chiedergli scusa.

Grande giubilo anche per il gruppo di medici cubani sbarcati nel Belpaese con al seguito una gigantografia di Fidel Castro. E poiché se due indizi non fanno ancora una prova comunque ci si avvicinano, già è partito il tam tam: voi di destra fate tanto gli evoluti, ma vedete che quando siamo nella merda corrono in nostro aiuto solo i comunisti? Hasta la victoria siempre!

Questa lettura della realtà appare plausibile però soltanto se della realtà si omette l’altra faccia. Non solo in negativo (ad esempio il ruolo della Cina nella diffusione del virus), ma anche nell’oscuramento dei gesti di solidarietà arrivati da altre parti del mondo. Quanti di voi, ad esempio, hanno sentito parlare dell’ospedale da campo che una ong americana sta allestendo a Cremona? Silenzio totale in proposito. Il fatto che sia americana – dunque Trump, brutti e cattivi, razzisti, fascisti, ecc ecc – azzera anche i crediti accumulati per il fatto di essere una ong. Fossero arrivati in barcone ci si poteva pure pensare…

Il problema si pone adesso con la Russia putiniana. Lo zar del Cremlino sta spedendo tramite la sua aviazione aiuti consistenti al nostro Paese. Ma nella contabilità come li consideriamo? Vanno messi in conto ai compagni o ai sovranisti? Un bel dilemma. Per risolvere il quale Domenico Arcuri, commissario governativo per l’approvvigionamento sanitario anti-coronavirus, ha ringraziato direttamente l’Unione Sovietica (è successo davvero!). Sicché, per par condicio, ora c’è da aspettarsi che si alzi in volo la Luftwaffe con un carico di mascherine antigas.

A mettere ordine nella gerarchia dei ringraziamenti ci ha pensato nei giorni scorsi il Colle quirinalizio. In trepidante attesa di una parola di indirizzo nel mezzo dell’entropia comunicativa delle autorità di governo, gli italiani hanno ricevuto dal Capo dello Stato l’invito a ringraziare la Germania e l’Unione Europea per la vicinanza dimostrata al nostro Paese. Evidentemente Mattarella ritiene che a Berlino e a Bruxelles noi italiani stiamo simpatici. Il pensiero nasce spontaneo: per dirla in vernacolo romanesco, pensa se je stavamo sul cazzo…

Ma tant’è. Ovviamente, al termine di questa carrellata semiseria, vorremmo dire che a caval donato… Insomma, grazie a tutti, rossi e neri, belli e brutti, per gli aiuti ricevuti. Magari riequilibrando un po’ gli entusiasmi. Viva l’Italia.

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