Vita da difendere

G7, si scrive “uguaglianza di genere” ma si legge “sì all’aborto”

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Diverse associazioni pro-vita, come l’italiana provita e  famiglia e la britannica right of life, riferiscono che all’ultimo G7 si sia creato un asse franco-canadese, coi due campioni del progressismo internazionale Macron e Trudeau, per fare pressioni di carattere completamente ideologico e avulso dalla materia economica con la scusa dell’eguaglianza di genere: proporre documenti estremi sull’aborto. Il documento finale è ricco di dichiarazioni di intenti sulla promozione dell’uguaglianza e vuole essere prodromico a legislazioni su opportunità e violenza verso il genere femminile, ma grazie a Trump ignora completamente quei contenuti di parte.

Le due promesse liberals si erano già contraddistinte nel ruolo. Il francese per una legge del 2017 che voleva vietare «la disinformazione sull’aborto quando mira a fuorviare intenzionalmente le donne sull’aborto». Scritta così appare certamente non innocua ma quanto meno intesa ad equilibrare le loro ragioni con gli anti abortisti, è nella interpretazione della stessa che è molto facile arrivare alla sconfessione di qualsiasi opinione, consiglio, ma anche solo disapprovazione morale e contenuti online contrari alla linea legislativa: insomma la solita storia delle fake news. Il contenuto del diritto è meglio esplicato dalla legge canadese sull’aborto che è «diritto di scegliere (come, quando e in base a quale sesso abortire) e il diritto ad avere un aborto sicuro» che nel Paese nord-americano è consentito fino alla nascita.

Si arriva così al documento proposto al G7, che contiene alcune proposte che sfruttano l’uguaglianza di genere per monopolizzare il concetto dell’aborto come diritto esclusivo della donna, nella quale il terzo, il feto, viene completamente ignorato come soggetto di diritto, e allora si può arrivare a praticarlo fino al nono mese. Domenica 25 agosto, quest’anno, al vertice del G7 di Biarritz, in Francia, il “Consiglio consultivo sull’uguaglianza di genere” ha avanzato queste proposte estreme quali “buone pratiche” per l’uguaglianza di genere.

In pratica il senso di questo documento è che le donne sarebbero più uguali agli uomini se fosse loro consentito di abortire il feto fino alla nascita. Una logica  che si incarna al meglio nelle donne di spettacolo, dalla musica al cinema, che interpretano la propaganda come un mezzo per garantire il diritto alla carriera. Basti pensare che il suddetto Consiglio consultivo annovera molte donne tra cui l’attrice Emma Watson (la maghetta di Harry Potter!), già nota per il suo impegno giustizialista; Denis Mukwege, Premio Nobel; Inna Shevchenko, tanto per non farci mancare nulla, la fondatrice delle Femen. Insomma che bel curriculum questo Consiglio!

Purtroppo la partecipazione stellata non ha dato i frutti sperati al G7 dove già avevano visto, e lamentato, la mancanza di una qualsivoglia associazione femminista. Le loro proposte “ultras” sono state infine ignorate grazie al supporto di Trump che in questi temi si è sempre dimostrato attento alla difesa dei diritti del concepito, e si è così stilato la “Dichiarazione sull’eguaglianza di genere” senza però contenuti abortisti.

L’obiettivo della Dichiarazione ha intanto natura promozionale nella convinzione che le “leggi di promozione dell’eguaglianza di genere possono essere una forza per il potenziamento di donne e ragazze” se però si incoraggia un “adeguato monitoraggio di queste leggi”. L’obiettivo è “creare una coalizione globale [per tutelare questi diritti] in tutto il mondo” in quanto si esprime “la più profonda preoccupazione che per troppe donne e ragazze in giro per il mondo sono afflitte da leggi discriminatorie e la mancanza di protezione legale”.

Non solo, si esprime anche chiaramente il conflitto sulle violenze sessuali, richiedendosi “la partecipazione delle donne nella prevenzione, nel processo di pacificazione, soccorso e guarigione”, per cui si promette di “sostenere gli sforzi per rispondere immediatamente”. Per questa serie di obiettivi si vuole sviluppare una educazione responsabile di questa uguaglianza nella convinzione che “l’eguale accesso alla educazione di qualità sia vitale per raggiungere il rinforzo e le eguali opportunità delle ragazze e delle donne, specialmente nei contesti in via di sviluppo e nei paesi in cui si sforza il conflitto”.

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