G8. Raggiunto l’accordo sul clima, ma senza cifre nè date

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G8. Raggiunto l’accordo sul clima, ma senza cifre nè date

09 Luglio 2008

I leader del G8 e i capi di Stato e di governo dei principali Paesi emergenti si sono impegnati a collaborare per contrastare i cambiamenti climatici, definiti "una delle grandi sfide del nostro tempo", ma non hanno raggiunto un accordo su un calendario e su parametri di riferimento per ridurre le emissioni di anidride carbonica e di altri agenti inquinanti.

Ieri, i Paesi emergenti del G5 (Cina, India, Sudafrica, Messico e Brasile) hanno giudicato insufficiente l’accordo degli Otto grandi per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050, sottolineando come sia "essenziale" operare per una riduzione entro il 2020 tra il 25 e il 40 per cento rispetto al livello raggiunto dalle emissioni nel 1990, ed entro il 2050 tra l’80 e il 95 per cento, sempre rispetto al 1990.

Il vertice di questa mattina a Toyako tra il G8 (Giappone, Stati Uniti, Canada, Regno unito, Germania, Francia, Italia e Russia), il G5 e Australia, Indonesia e Corea del Sud si è quindi concluso con una dichiarazione in cui si esprime una "visione condivisa per un’azione congiunta a lungo termine, che comprenda un obiettivo comune di lungo termine per la riduzione delle emissioni, che garantisca crescità, prosperità e altri aspetti di uno sviluppo sostenibile".

"I cambiamenti climatici sono una delle grandi sfide del nostro tempo – recita il documento – i leader delle principali economie mondiali si impegnano a contrastare i cambiamenti climatici con responsabilità comuni, ma differenziate". Il gruppo concorda sulla necessità di fissare obiettivi di medio e lungo termine, ma senza precisarli: "Le principali economie sviluppate dovranno adottare, nel rispetto dei loro obblighi internazionali, obiettivi nazionali a medio termine e dove possibile, cominciare ad arrestarne l’aumento".

Nella dichiarazione diffusa oggi, i 16 Paesi esprimono anche il loro sostegno all’iniziativa dell’Onu per arrivare a un accordo sul clima post-Kyoto entro la fine del 2009, in vista della Conferenza di Copenhagen del dicembre del prossimo anno.

I 16 Paesi rappresentano l’80% delle emissioni mondiali, di cui il 60% proviene dal solo G8. "E’ un piccolo passo avanti – ha commentato Phil Clapp, direttore per il clima del Centro Usa di ricerche e studi sull’ambiente Pew Center – almeno tutti i paesi sono d’accordo che il nuovo trattato internazionale debba contenere obiettivi di riduzione a lungo termine. Ma i paesi in via di sviluppo si aspettavano molto di più di quanto il G8 fosse pronto a donare".