Garlasco. I legali di Stasi: “Gli indizi non sono prove. E’ innocente”

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Garlasco. I legali di Stasi: “Gli indizi non sono prove. E’ innocente”

18 Aprile 2009

Tanti indizi, nessuna prova. Alberto è innocente ma è stato trasformato nel mostro di Garlasco da un’inchiesta che ha trascurato altre piste puntando esclusivamente sulla sua colpevolezza. Lo hanno ripetuto i legali del giovane accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. "Alberto è innocente – hanno detto – deve essere assolto per non aver commesso il fatto".

L’assoluzione di Stasi, 25 anni, imputato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi uccisa il 13 agosto del 2007 a Garlasco, è stata chiesta dal pool dei difensori del giovane dopo quasi 12 ore di arringa. Sei ore nella prima udienza del processo con rito abbreviato del 9 aprile, sei ore oggi, in un dibattimento che si sta svolgendo a porte chiuse. Tre quarti d’ora erano bastati invece nell’udienza scorsa al pm Rosa Muscio per chiedere la condanna a 30 anni di carcere.

"Indizi, solo indizi – avrebbe ripetuto più volte il professor Angelo Giarda che guida il pool della difesa – ma le prove?". Manca il movente, ha ricordato il legale, non è mai stata trovata l’arma del delitto. Non è mai stata accertata con esattezza neppure l’ora della morte di Chiara. I genitori della giovane donna, massacrata a 26 anni nella sua villetta, anche oggi hanno assistito in silenzio al fiume di parole.

Nessuno sguardo tra loro e Alberto, che ha continuato a prendere puntigliosamente appunti. Fuori dal Tribunale solo qualche curioso. Giarda ha ricostruito le tappe dell’inchiesta per dimostrare non solo l’innocenza del biondino ma anche come gli inquirenti abbiano trascurato di cercare altri possibili colpevoli.

Il legale ha riletto il racconto di un teste che aveva rivelato di aver visto una bici da donna davanti casa Poggi la mattina del 13 agosto e poi di aver notato una signora, capelli biondi, uscire dalla villetta con in mano un oggetto lungo, tipo un alare da focolare. Ha poi rimarcato la scarsa attenzione data a alcune impronte trovate sul dispenser del sapone di casa Poggi. Tracce di Dna appartenenti a un soggetto di sesso maschile rimasto sconosciuto. Su queste tracce i Ris comunque avrebbero già replicato da mesi che non si tratta di dna.

Giarda ha poi ricordato il racconto dello stesso Alberto che la sera prima del delitto, mentre era a casa con Chiara, aveva visto un’Audi nera passare sgommando davanti la villetta. Lui e Chiara erano usciti a controllare cosa stesse accadendo e i tre occupanti della vettura avevano rallentato per osservarli.

Rimasta in sospesa anche la fondamentale questione, secondo i legali, dell’ora del delitto. Per i periti di Stasi, Chiara sarebbe stata uccisa alle 9.30, ora che scagionerebbe completamente Alberto che in quel momento ha ricevuto una telefonata della madre a casa sua. Secondo la difesa del giovane è quella l’ora più esatta per la morte della giovane (secondo l’accusa l’omicidio sarebbe avvenuto invece alle 11.30) perché è stata definita sulla base di esami effettuati nelle ore successive al ritrovamento del corpo della ragazza.

Lungo spazio dedicato infine al computer, l’alibi di Alberto. Sul pc del giovane ci sono state perizie e controperizie per accertare se effettivamente, come lui ha sempre sostenuto, quella mattina del 13 agosto aveva trascorso tutto il tempo a lavorare alla tesi. Per Giarda il pc è inservibile come prova sia per l’accusa che per la difesa, perchè sarebbe stato aperto più volte nei giorni successivi al delitto dai carabinieri che ne avrebbero quindi alterato, anche se involontariamente, la possibilità di risalire a tracce o indicazioni.

Il processo riprenderà il 28 aprile per consentire a difesa e parte civile ulteriori repliche. Il 30 invece il gup si ritirerà in camera di consiglio per decidere la sentenza, sempre che non preferisca disporre ulteriori perizie. L’assoluzione, infine, è stata chiesta dai legali di Stasi anche per l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico nell’udienza preliminare per questa tranche dell’inchiesta.