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Gb. Scandalo rimborsi: metà dei parlamentari tenuti a pagare

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Sono 394 i parlamentari che dovranno sborsare le somme sottratte alle casse pubbliche sotto forma di rimborsi. Nuova puntata nello scandalo delle indennità gonfiate denunciato dal Daily Telegraph e che ha provocato una vera e propria tempesta politica, portando alle dimissioni politici di primo piano come lo speaker dei Comuni, Micheal Martin.

Sono state rese pubbliche oggi le raccomandazioni elaborate da una commissione di revisione, guidata da Sir Thomas Legg, stando alle quali oltre la metà dei deputati dovrà sborsare somme che superano il milione di sterline per rimborsi chiesti tra il 2004 e il 2008. Il primato spetta all’ex sottosegretario al Turismo, Barbara Follett, che deve all’erario oltre 42mila sterline per aver chiesto pattugliamenti davanti alla sua seconda abitazione e per le bollette di sei linee telefoniche a lei intestate. Ma non è certo la sola, nelle note spese depositate dai parlamentari, di maggioranza e opposizione, risultano somme esorbitanti per alberghi, cene nei ristoranti, pulizie, riparazioni e rate del mutuo. E Sir Legg non ha esitato a definire l’intera vicenda “traumatica” e dolorosa” per la vita parlamentare inglese. Ai deputati è comunque consentito presentare ricorso per dimostrare la loro estraneità ai fatti, e già in 77 hanno perseguito questa strada, con risultati anche sorprendenti. Sono 44 infatti i parlamentari che si sono visti ridurre l’esborso o addirittura annullare la richiesta stessa di versare la somma a loro imputata.

Ma è l’intero sistema dei rimborsi a sedere sul banco degli imputati in questo grande processo mediatico alla politica d’Oltremanica. Sir Legg parla di un modello “profondamente sbagliato” e caratterizzato da “regole vaghe”. “La vicenda dei rimborsi dei deputati e la libertà di informazione è stata traumatica e dolorosa – si legge nel rapporto -, la fiducia pubblica è stata danneggiata, ci vorrà del tempo perché le cicatrici possano rimarginarsi”. C’è però un lato positivo in questa vicenda, si sottolinea ancora nel rapporto, e riguarda il fatto che “le nostre istituzioni nazionali, compresa la stampa libera, una magistratura indipendente, il governo, i partiti politici e soprattutto la stessa Camera dei Comuni, mostrano che, quando le cose vanno storte, abbiamo insieme la volontà e l’obietti di rimettere le cose a posto, migliorare e riformare il sistema, e andare avanti”.

 

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