Gdf. Sequestrate 3 tonnellate di pennarelli ed evidenziatori tossici

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Gdf. Sequestrate 3 tonnellate di pennarelli ed evidenziatori tossici

14 Settembre 2009

La Guardia di Finanza di Padova ha messo a segno l’operazione "Zero in condotta", scoprendo e sequestrando un deposito di cancelleria per la scuola di provenienza cinese, in particolare pennarelli ed evidenziatori ‘tossici’. I finanzieri hanno sequestrato 3 tonnellate di articoli irregolari, pronti per essere distribuiti nei negozi del Triveneto.

La merce, per un totale di 62.000 articoli tra penne, astucci, matite, raccoglitori, block notes, evidenziatori, pennarelli, etichette, righelli, puntine e fermagli, tutta di fabbricazione cinese, era stivata in un magazzino nella zona industriale di Padova. Si tratta di un vasto capannone di una ditta di import-export – gestita da un cinese di 27 anni, residente a Bologna ma di fatto domiciliato a Ponte San Nicolò (Padova) – che è stato deferito all’autorità giudiziaria. In alcuni casi era del tutto assente la denominazione merceologica o commerciale del prodotto, in altri la ragione sociale o il marchio del produttore o dell’importatore nella Comunità Europea, in altri ancora erano del tutto assenti le indicazioni circa la presenza o meno di sostanze nocive per la salute o per l’ambiente. È il caso dei pennarelli, degli evidenziatori e degli altri strumenti di scrittura che, spesso vengono prodotti a basso costo in Estremo Oriente sfruttando inchiostri e coloranti tossici, oltre che involucri plastici fabbricati con polimeri dannosi per l’uomo.

"Si tratta, potenzialmente, di piccoli ‘serbatoi’ di sostanze non sempre del tutto innocue – spiega il colonnello Ivano Maccani, comandante provinciale della Guardia di Finanza – pronti a finire nelle tasche dei grembiuli o negli astucci degli alunni, con buona pace delle garanzie a tutela dei consumatori. Per scongiurare questa ipotesi, saranno effettuate analisi sul materiale sequestrato".

I finanzieri, inoltre, sono riusciti a ricostruire il percorso della merce trasportata dalla Cina con dei container caricati su navi fino ai porti di Venezia, Trieste, Gioia Tauro, Napoli e Genova. Il valore dei beni all’importazione ammonta a 70mila euro e si stima che, una volta rivenduti al dettaglio, potessero garantire all’imprenditore cinese oltre 300mila euro di ricavi. Sono in corso indagini per individuare e mettere in sicurezza eventuali altri depositi.