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Sistemi che cambiano

Germania, nella noia della campagna elettorale tramonta il bipartitismo

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Alla vigilia delle elezioni politiche del 27 settembre, il sistema politico tedesco appare attraversato da una forte inquietudine, a dispetto della campagna elettorale sottotono impostata da Frau Merkel (“la più noiosa campagna elettorale della storia”, ha scritto la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”AZ). Senza scintille anche il ‘duello’ televisivo di domenica sera tra la stessa Merkel e Steinmeier, chiuso con un sostanziale pareggio.

L’unica vera scossa è venuta dalle polemiche sulla guerra in Afghanistan che, come nel 2002 (quando Schröder dichiarò la sua opposizione alla guerra in Iraq), rischiano di spostare a sinistra gli equilibri politici, risvegliando la tentazione nazional-neutralista tedesca: per ora, tuttavia, l’appello di Lafontaine ad abbandonare l’Afghanistan (“raus aus Afghanistan”) è stato raccolto solo dallo stesso Schröder, anche se Steinmeier, a sorpresa, ha annunciato a nome della SPD l’intenzione di programmare un ritiro delle truppe tedesche entro il 2013. Non è un mistero che in favore del ritiro è orientata una parte ampia dell’elettorato tedesco.

Ma è sul piano politico interno che si misura la vera novità di quanto sta accadendo in Germania. L’esito delle ultime elezioni regionali, per quanto parziale, ha infatti confermato l’avvenuta trasformazione del sistema tedesco dei partiti, che si impernia ormai su cinque forze politiche: ai quattro partiti tradizionali (CDU/CSU, SPD, liberali della FDP e Verdi) deve ora aggiungersi la Sinistra, la ‘Linke’ di Lafontaine, secondo alcuni sondaggi ormai oltre il 13%. Ereditando la tradizione comunista dell’ex-DDR, essa rappresenta in qualche modo la conseguenza politica di lungo termine della riunificazione tedesca: nei Länder orientali, la Linke è testa a testa con la CDU e potrebbe addirittura risultare il primo partito.

In tal modo, si avvia a tramontare definitivamente il tendenziale bipartitismo tedesco, con governi saldamente imperniati su uno dei due partiti maggiori, l’Unione (CDU/CSU) o la SPD: ancora nel 2005, la somma dei voti dei due partiti era vicina al 70%, mentre ora i sondaggi gli attribuiscono complessivamente meno del 60% dei consensi. Si apre perciò una fase che sarà necessariamente caratterizzata da governi di coalizione, che potrebbero veder riuniti anche tre partiti, o addirittura da una prosecuzione dell’esperienza della Grande Coalizione, in sé eccezionale, ma che potrebbe all’indomani del voto del 27 settembre non avere alternative. E ciò nonostante che Merkel e Steinmeier, nel dibattito televisivo, si siano premurati di escluderla.

In termini sistemici, ciò significa che la Germania è in una fase di transizione, da un bipartitismo limitato ad un ‘pluralismo moderato’, per ora a bassa polarizzazione: il sistema non si impernia ormai più su due partiti, ma su due schieramenti politici, i cui contorni non sono però ancora chiaramente definiti, dato che ad esempio la SPD si dichiara per ora indisponibile a qualunque governo assieme alla Linke di Lafontaine, dichiaratamente anti-europea.

D’altro canto, l’esito delle elezioni regionali e le polemiche sulla politica estera hanno reso assai più incerta la prospettiva di un governo ‘Schwarz-Gelb’ – come dicono i tedeschi – cioè formato dall’Unione (CDU/CSU) e dai liberali della FDP, prospettiva che sembrava la più probabile fino a qualche settimana fa. La FDP è comunque un partito in forte crescita, e in ogni caso eserciterebbe, in un’eventuale governo con la CDU, un ruolo ben diverso da quello tradizionale della ‘ruota di scorta’. Come sempre accade durante le esperienze di grande coalizione, infatti, i partiti ad essa esterni hanno avuto una crescita di consensi, rendendo più articolato – e problematico – il quadro politico tedesco.
Ma è soprattutto la definitiva affermazione della Linke di Lafontaine ad aver mutato in modo marcato la situazione E’ plausibile la tesi, assai diffusa in Germania, secondo la quale tale fatto sia destinato ad incidere in profondità sulla stessa socialdemocrazia, spostandola progressivamente a sinistra, e rendendo perciò problematica anche la riedizione eventuale della Grosse Koalition.

La CDU, d’altro canto, è ormai intorno al 35%, e la possibilità di una maggioranza assieme ai liberali è come detto molto incerta. Qui potrebbe però entrare in gioco la particolarità del sistema elettorale tedesco, in cui il numero dei parlamentari è variabile, e l’elettore dispone di due schede: una per il partito (con seggi assegnati su base proporzionale) e una per il candidato (in collegi uninominali).

L’effetto complessivo del sistema è proporzionale, ma un certo numero di seggi può venire assegnato al partito che ottenga, nei collegi uninominali, un numero di eletti superiore a quello che risulterebbe dalla quota proporzionale (i cosiddetti Űberhangmandate): per quanto rara, tale possibilità rappresenta pur sempre una ‘riserva maggioritaria’ all’interno di un sistema altrimenti proporzionale. Nelle ultime elezioni del 2005 gli Űberhangmandate furono nel complesso sedici, un numero già alto rispetto al passato. Tuttavia, la crescita del divario tra CDU e SPD (tradizionalmente quasi allineate nei consensi) potrebbe stavolta determinare un aumento degli  Űberhangmandate consentendo così una maggioranza di seggi alla coalizione CDU/FDP, anche qualora lo scrutinio proporzionale non gli assegni la maggioranza dei voti. Ciò sarebbe particolarmente interessante, perché indicherebbe come anche in Germania solo una ‘riserva maggioritaria’ può salvare una democrazia proporzionalistica dall’ingovernabilità.

Resta il fatto politico del declino dei due grandi partiti, che hanno dato l’impronta alla democrazia tedesca del dopoguerra: la socialdemocrazia è fortemente insidiata dalla Sinistra, e la sconfitta del 27 settembre potrebbe determinare una resa dei conti all’interno del partito, preludendo ad una decisa scelta di campo a sinistra. La CDU deve fronteggiare una crescente disaffezione dell’elettorato conservatore, che lamenta la perdita di una precisa caratterizzazione politica ed è critico sulle posizioni assunte dalla CDU su temi eticamente sensibili (come quello delle unioni omosessuali), mentre la dura critica della Merkel al Papa, in occasione dell’affare Williamson, non è stata gradita da parte dell’elettorato cattolico.

Sebbene l’obiettivo dichiarato della Merkel, ribadito nel ‘duetto’ televisivo di domenica sera, sia un governo assieme ai liberali, è diffuso il sospetto che non le sia del tutto sgradita l’ipotesi di una riedizione della Grosse Koalition (il cui operato Merkel e Steinmeier hanno vigorosamente difeso, sia nel dibattito al Bundestag dell’8 settembre che nel confronto televisivo). La trasformazione in atto del sistema politico tedesco, con la contrapposizione dei due schieramenti politici, potrebbe tuttavia rendere anche questa eventualità molto meno stabile di quanto non sia stato dal 2005 ad oggi, assegnandole una durata limitata, in attesa di un grande rivolgimento politico.

La situazione politica tedesca ci interessa naturalmente da vicino, non solo perché la stabilità della Germania è decisiva per l’Europa, ma anche perché intorno al sistema tedesco si sono in Italia alimentate favole e interessate confusioni, nella discussione sulla legge elettorale, con una vasto e trasversale partito favorevole all’adozione del ‘modello tedesco’, ovvero del proporzionalismo, partito ora silente, ma pronto a tornare all’attacco.

Le elezioni imminenti rappresentano dunque un’ottima occasione anche per fare chiarezza in Italia. Ai fautori del ‘modello tedesco’ occorre sempre in primo luogo ricordare che il funzionamento del sistema è stato garantito in Germania da vari fattori, storici e sistemici, che nulla hanno a che fare con la legge elettorale. La repubblica federale tedesca nacque nel dopoguerra avendo alle spalle l’orrore del nazismo, e davanti a sé, o meglio dentro di sé, il terrore comunista, incistato nel corpo stesso della disfatta nazione tedesca. La Corte Costituzionale, mettendo fuori legge il partito nazista e quello comunista, favorì la formazione di un bipolarismo protetto dall’insorgenza delle estreme. Così almeno fino a tempi recenti. Ora la trasformazione in atto nel sistema dei partiti aggiunge un nuovo capitolo al generale declino dei grandi e tradizionali partiti d’integrazione di massa, cui solo una corrispondente trasformazione del sistema politico in senso maggioritario e ‘presidenzialista’ può risultare adeguata.

In Germania, l’ipotesi di un cambiamento della legge elettorale in senso maggioritario è beninteso assai remota. Se ne discusse, ma senza esito, alla fine degli anni Sessanta, all’epoca della prima esperienza di Grosse Koalition e ora il tema non appare all’ordine del giorno, se non nella riflessione di qualche politologo. La possibilità di un’evoluzione in senso maggioritario della democrazia tedesca è resa quasi impossibile dal sistema istituzionale, dal momento che ottenere una maggioranza favorevole ad una riforma elettorale all’interno del Bundesrat è altamente improbabile. Tuttavia, come abbiamo visto, il sistema elettorale tedesco è in realtà più articolato di quanto ritengano i nostalgici nostrani del proporzionalismo e il cancellierato, con l’istituto della sfiducia costruttiva, ha garantito almeno finora una governabilità invidiabile.

Ciò potrebbe tuttavia non essere più sufficiente, ponendo la politica tedesca davanti a scenari inediti e problematici. Per quanto riguarda l’Italia, ci si può solo augurare che la riflessione su quanto sta avvenendo in Germania contribuisca a riportare il dibattito italiano sui veri nodi politici che l’attuale legislatura dovrà scogliere.
 

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1 COMMENT

  1. Ueberhangmandate…
    Non so dove abbia letto del sondaggio che dà Die Linke oltre il 13%. L’estrema sinistra è all’11%. Ad Est il sorpasso della CDU è avvenuto l’anno scorso, ma adesso è ormai rientrato. Citare la fonte?!

    Infine, l’accenno agli Ueberhangmandate è bellissimo se fosse stato fatto due anni fa. In un articolo come questo, era forse opportuno citare la sentenza della Corte Costituzionale che nel luglio 2008 ha chiesto la revisione della loro disciplina in quanto elemento dagli effetti palesemente controintuitivi. Insomma il 27 settembre si voterà con una legge parzialmente incostituzionale.

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