Giallo di Perugia: coltello incastrerebbe Amanda e Raffaele

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Giallo di Perugia: coltello incastrerebbe Amanda e Raffaele

16 Novembre 2007

Passi avanti nell’indagine di Perugia. Sembra essere un coltello da cucina la prima risposta al giallo
dell’omicidio di Meredith. Secondo gli ultimi rilievi Amanda e il fidanzato Raffaele sarebbero implicati nell’omicidio.

Una lama lunga tredici centimetri che lega insieme tre
nomi: quelli della vittima, Meredith Kercher, e di due dei tre indagati per
l’omicidio: Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Di Meredith e di Amanda sul metallo è rimasta la firma
biologica, esaltata dall’esame del Dna, che mercoledì notte ha dato esito
positivo: l’inglese l’ha lasciata, suo malgrado, nei pressi della punta,
l’americana alla base, vicino al manico. Manca un’impronta di Raffaele. Ma
resta il fatto che il coltello è suo e si sospetta che sia stato lavato con la
candeggina.

Il coltello stato sequestrato nella casa di Sollecito,
la sera del suo arresto, insieme alla seconda lama a serramanico (la prima gli
era stata presa direttamente in questura poco prima del fermo), alle scarpe “compatibili”
con l’impronta ritrovata sulla scena del delitto, a un paio di mutande
macchiate di sangue e a un secchio con straccio annesso.

E anche l’esame di quest’ultimo reperto ha fornito una
risposta agli inquirenti: la polizia scientifica, diretta da Alberto Intini,
dallo strofinaccio ha recuperato il Dna di Raffaele e Amanda. Ed è della
ventenne americana il sangue sulle mutande di Raffaele, ma qui non c’è nessun
giallo, nessun legame con il delitto: la ragazza le avrebbe indossate nei
giorni successivi all’omicidio mentre aveva le mestruazioni. Ancora da
completare, invece, i test sui coltelli da tasca e sulle scarpe.

Quella arrivata da Roma è la prima svolta
nell’inchiesta. Anche se non è scientificamente dimostrabile che il Dna di Meredith
sulla lama sia il residuo latente di una traccia di sangue, il coltello da
cucina che tiene insieme gli ex fidanzatini e la vittima non sarà una pistola
fumante, ma è certamente un elemento forte con un peso notevole in questa fase
dell’indagine e conforta i sospetti degli inquirenti su Amanda e su Raffaele.
In procura si valuta anche la possibilità che le armi che hanno ferito Meredith
siano due, e almeno due le persone.

Un coltello utilizzato per minacciarla, che le ha
lasciato tagli superficiali sul viso e sul collo. E un altro che sarebbe
affondato, uccidendola. Se la lama che porta su di sé i codici genetici di
Meredith e della sua coinquilina è tra queste (l’esito del test per gli
ambienti investigativi è una «forte indicazione» in questo senso), si fa strada
la possibile premeditazione: a differenza di un coltello da tasca, non c’è un
ragionevole motivo per portare da una casa all’altra quello che dovrebbe essere
un utensile da cucina.

Resta ancora da chiarire il ruolo di Patrick, se ne ha
avuto uno, ma le indagini stringono su Amanda e Raffaele. Per l’accusa, prima
di risvegliarsi insieme il 2 novembre nel letto del barese, avrebbero preso
parte al delitto, inscenato il furto nel casolare e infine sarebbero tornati a
casa, riportando incautamente anche il coltello e mettendolo a posto dopo
averlo lavato.

Sull’ipotesi del coinvolgimento del ragazzo barese non
concordano i suoi legali, Luca Maori e Marco Brusco. I due ricordano che nella
cucina di Raffaele Amanda era di casa, e il coltello era a sua disposizione.
Quanto allo straccio, per i difensori del barese il ragazzo ha già detto di
averci pulito, insieme alla fidanzata, la cucina del proprio appartamento, allagata
la sera del 1 novembre.