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Giù le mani dal Presepe, simbolo della nostra identità

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Come ogni Natale, si presenta il consueto dilemma: presepe sì, presepe no. Una questione a dir poco imbarazzante per chi la agita e che ricorda l'altra assurda controversia sulla presenza dei crocifissi nelle scuole. Ormai da molti anni, specialmente dagli ambiente di sinistra, il presepe viene giudicato infatti inopportuno in luoghi pubblici ed istituzionali, e tra questi, appunto, ci sono le scuole dove ormai si è aperta una vera e propria battaglia in difesa di simboli che rappresentano la nostra fede, storia e tradizione. Ci si vuole difendere cioè da un laicismo non sempre limpido che di fronte alle altre culture preferisce seppellire il proprio presente e la propria storia invece di condividerli.

Il presepe, di per sé, può non rappresentare nulla per molti e incarnare tanto per altri, ma è un simbolo che contraddistingue la nostra terra, che spiega perché siamo tra i paesi più accoglienti al mondo, l'umanità del nostro popolo. Il presepe racconta la Sacra famiglia, cardine della società occidentale per secoli. Incarna la mitezza, la nascita della vita umana, della Misericordia e della Carità. Testimonia il Natale che di fatto, fino a prova contraria, festeggia la nascita di nostro Signore. E' un richiamo fortissimo alla tradizione umana e divina.

Non si capiscono bene allora quali siano le motivazioni di chi vi si oppone, come certi giornalisti e politici accondiscendenti che amano cimentarsi in ardite elucubrazioni proponendo di chiudere il presepe "nelle case e nelle chiese", perché simbolo di un'identità che non rispetta le altre culture. Il presepe diviene quindi una sorta di affare di stato, un pericolo pubblico capace di turbare gli ignari bambini, ma è evidente che siamo nel regno della propaganda e che non si può rinunciare senza battere ciglio a uno dei nostri simboli di fede e culturali più importanti. Pertanto l'augurio rivolto ai contestatori è quello di fare una seria riflessione attorno ai pupi e alla capanna, in vista del Natale potrebbe portargli almeno un po' di pace e serenità

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