Giudice obbliga un padre a pagare gli alimenti a figlia “bambocciona” di 32 anni

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Giudice obbliga un padre a pagare gli alimenti a figlia “bambocciona” di 32 anni

16 Gennaio 2010

Un artigiano trentino dovrà continuare a pagare gli alimenti alla figlia di 32 anni, iscritta alla facoltà di filosofia e da 8 anni fuoricorso.

La sentenza è del tribunale di Bergamo al quale la donna, universitaria da 8 anni fuori corso, si era rivolta per far si che il padre, ormai da anni residente nella città lombarda, continui a pagare l’assegno di mantenimento di 350 euro al mese.

L’uomo si era separato quando la ragazza aveva 20 anni – spiega oggi il quotidiano Trentino – e il tribunale di Trento aveva assegnato la casa alla madre e alla figlia. Aveva inoltre stabilito la corresponsione di un assegno mensile di 700.000 lire fino a quando la figlia non fosse divenuta autosufficiente.

Nel frattempo l’artigiano si è trasferito a Bergamo dove si è rifatto una vita e una famiglia. Negli anni ha sempre continuato a mantenere l’impegno verso la figlia, pagando l’assegno anche quando la sua piccola azienda ha attraversato momenti di difficoltà economica. Quando poi la figlia ha compiuto 29 anni e da sei anni era fuori corso, ha deciso di interrompere il pagamento dell’assegno.

Per 3 anni la figlia non ha sollevato obiezioni. Poi si è rivolta al padre chiedendo nuovamente la corresponsione dell’assegno. Alle obiezioni del genitore circa l’andamento degli studi universitari, la donna non ha esitato a rivolgersi al tribunale di Bergamo per chiedere l’esecuzione della sentenza di divorzio pronunciata 12 anni fa a Trento. Il giudice lombardo non ha trovato nulla di strano nella vicenda e ha disposto che il padre continui a pagare. Per l’uomo il rischio era di vedersi pignorare tutti i beni.

Oltre a dover continuare a pagare 350 euro mensili, l’artigiano trentino ha dovuto corrispondere anche gli arretrati per un totale di 12.000 euro. La speranza è ora di vedere la figlia finalmente concludere il corso di studi universitari.