Giugno nero per le vendite al dettaglio, crescono timori di crisi

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Giugno nero per le vendite al dettaglio, crescono timori di crisi

30 Agosto 2008

C’è chi parla apertamente di "crisi", chi segnala il rischio che l’Italia si avviti in una vera e propria "recessione" e chi vede profilarsi "un autunno drammatico" per famiglie e imprese. I timori per lo stato dell’economia, con sfumature diverse, giungono dalle associazioni dei consumatori e dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, che hanno accolto con preoccupazione i dati diffusi dall’Istat secondo cui in Italia a giugno si è verificato il maggior calo delle vendite al dettaglio dall’aprile 2005, con un meno 3,4 per cento annuo. Per i prodotti alimentari il calo di vendite è stato del 2,3% mentre il calo è stato pari al 4,1% per i prodotti non alimentari.

Per la Confcommercio la vera emergenza è la crescita zero. La crisi dei consumi s’aggrava e sarà difficile favorire il rientro dell’inflazione entro fine anno sotto il 3,5%, segnala l’Ufficio Studi dell’organizzazione, che fa notare come "la contrazione dei consumi interessa ormai in modo diffuso sul territorio ed in misura sensibile sia tutti i segmenti della domanda delle famiglie che le diverse tipologie distributive ed allontana le prospettive di ripresa dell’economia".

Analogo il giudizio della Confesercenti, che chiede uno stop alle polemiche sui rincari dei prezzi e osserva: "La verità è che tutti stiamo assistendo da mesi ad un’economia in stagnazione che riflette le tensioni internazionali e che di questo passo condurrà alla recessione".

A preoccupare è anche il mix di rialzo dell’inflazione e caduta dei consumi. Il Cerm, centro di analisi economica su competitività, regolazione e mercati, osserva che l’inflazione è "troppo alta e a rischio di compromettere la ripresa e la crescita" mentre "la caduta di vendite e consumi – porta con sé anche quella del gettito Iva. La riduzione di vendite e consumi è conseguenza diretta del processo inflattivo e danneggia non solo i consumatori finali, ma anche gli stessi produttori e distributori coinvolti dalla stagnazione".

E’ la Cgil, per voce del segretario confederale Agostino Megale, a chiedere al governo un cambiamento radicale della Finanziaria: "C’è bisogno di introdurre misure concrete di sostegno ai consumi e al potere d’acquisto dei salari, per migliorare le condizioni delle famiglie italiane". D’accordo la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, secondo cui "se non si imprimerà una decisa svolta di politica agricola e di politica economica a favore delle imprese per la riduzione dei costi di produzione l’autunno che ci attende potrebbe rilevarsi drammatico per l’economia, i consumatori e le imprese". Si appella all’esecutivo anche Domenico Proietti, segretario confederale Uil: il governo attui "uno degli impegni assunti in campagna elettorale: detassare la prossima tredicesima".