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L'uovo di giornata

Giuseppi sei in ritardo. Ora batti in ritirata

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Giuseppe Conte ha battuto i pugni. Dalle parti del suo staff, – “fonti di Palazzo Chigi” registrano le agenzie – lo comunicano con fierezza. Come se il nostro premier fosse stato l’artefice di uno scatto patriottico senza eguali nella storia. Sarà. Il Consiglio europeo, comunque sia, un Conte così “on fire”, sempre nel caso in cui la narrativa “casalinica” fosse vera, non lo aveva visto mai. Non si era mai palesato. Uno che si appella agli “strumenti innovativi” degli enti sovraistituzionali per via della eccezionalità della situazione. Tradotto: ha ragione Mario Draghi, bisogna che il gettito sia garantito, che la spesa pubblica divampi e che il rapporto deficit – PIL passi in secondo piano.

Perché ora è pandemia. Perché le spese delle famiglie vanno coperte. Perché le imprese insolventi vanno tutelate. Tutto giusto. Tutti punti, però, che potevano essere sollevati sin da principio, ma che il nostro Giusepp(i) ha esposto solo ora, mentre gli Stati europei con una potenza di fuoco ben diversa dalla nostra hanno già predisposto con cura i loro “bazooka”. Sei in ritardo Giusepp(I). Come spesso ti è capitato nella storia di quella che sì, ha ragione tu, è la più grande crisi che noi italiani siamo stati costretti ad affrontare dal dopoguerra in poi. Una “guerra”, la chiamano i tuoi colleghi europei, contro un “nemico invisibile”, per cui è lecito prospettare una economia altrettanto di guerra, con la solidarietà benefica che è tipica di queste circostanze. E di cui l’Italia, se solo non fosse impegnata a districarsi tra la modulistica e la decretistica governativa, potrebbe essere già la principale artefice.

Ma va così. Il tempo in politica non è un elemento secondario. Anzi, il tempo spesso è tutto. In piena pandemia, il tempo neppure è percepibile. Banalmente perché non c’è n’è. E il presidente del Consiglio ha pensato bene di aspettare un po’, qualche settimana, per presentare un ultimatum, che suona più o meno così: “Avete dieci giorni, poi faremo da soli“. Ora: posto che in un sistema come questo, dove l’Italia non è più dotata di una banca centrale che possa stampare moneta, fare da soli non è possibile, la domanda che sorge spontanea, quella che ci piacerebbe rivolgere a Conte, è la seguente: scaduto il termine, caro Giusepp(i), che farai? Davvero un mancato ottenimento di misure straordinarie europee potrà aprire il sipario dell’interventismo statalista ed autocefalo? Sul serio? Pensiamo di poter fare come la Germania? Uno scatto così , se non altro per esigenze di coalizione, sarebbe stato vero, magari, per il Conte giallo verde. Quello per cui “populismo” non era una brutta parola. Ma per questo Conte, quello sostenuto dal più europeista dei partiti, una traiettoria così pensata ci sembra francamente improbabile. Se Conte non dovesse insomma ottenere un granché, alla fine di questi dieci giorni, farebbe bene a farsi da parte, finalmente diremmo noi. Per lasciare spazio a chi ha una capacità di battere i pugni migliore della sua. È bastato un articolo sul Financial Times di Mario Draghi per segnare le differenze sul pallottoliere della emergenza. Ecco, quelli sono pugni in grado di smontare i tavolini di chi ha dimenticato il significato di essere europei. I tuoi, caro Conte, non lo sono. Per questo, salvo esigenze continentali, non ci concederanno molto. Per questo faresti bene a fare un passo di lato.

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