Giustizia. La Camera approva la relazione di Alfano: 305 sì, 285 no
19 Gennaio 2011
di Redazione
L’aula della Camera ha approvato con 305 voti favorevoli e 285 contrari la risoluzione di maggioranza sulla relazione del guardasigilli Angelino Alfano sull’amministrazione della giustizia. La maggioranza è stata compatta nel voto favorevole, mentre Pd, l’Idv e i deputati del terzo polo Fli-Udc-Api hanno votato contro.
A Montecitorio passa anche la prima parte della risoluzione presentata dalla radicale Rita Bernardini (sulla quale è stata chiesta la votazione per capitoli separati), con il parere favorevole del Guardasigilli. Il governo invece si è detto contrario alla seconda parte della stessa risoluzione, che è stata bocciata. L’aula ha respinto poi le risoluzioni presentate da Idv, Pd e Terzo polo, sulle quali c’era il parere contrario del ministro.
Il Guardasigilli si è detto "soddisfatto per l’esito delle votazioni sulle mozioni relative alla relazione sull’ amministrazione della Giustizia, perché il governo ha dato una grande prova di avere una maggioranza ampia". La deputata di Fli Angela Napoli ha invece spiegato di aver provato "un senso di disagio" nell’ascoltare la relazione di Alfano che, a suo giudizio, nei dati positivi presentati, come quello sulla diminuzione dei procedimenti civili pendenti, "ha accreditato le positività solamente al governo e ha dimenticato che se determinati risultati sono stati ottenuti è merito anche del contributo importante che il Parlamento ha offerto al governo e alla giustizia italiana".
Per l’Udc il ministro si occupa solo delle questioni che riguardano il presidente del consiglio. E’ il presidente dei deputati centristi Gianpiero D’Alia a sostenerlo. "Sono ormai più di due anni che si discute di intercettazioni, di processo breve, di riforme penali punitive per i pubblici ministeri, ma nessuna riforma concreta e seria, che migliori il servizio al cittadino, non ai potenti, è stata adottata", conclude il capogruppo Udc. Donatella Ferranti del Pd si schiera invece dalla parte degli operatori di giustizia (criticati da Alfano nella relazione) dicendo che la giustizia non è andata avanti per le riforme del governo, bensì "per la dedizione degli operatori della Giustizia e grazie a costi umani sostenuti ogni giorno con spirito di abnegazione".
