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Giustizia. Nuovo richiamo di Mancino al Csm: “Più regole per la riservatezza”

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Nuovo duro richiamo alla massima riservatezza sul lavoro del Csm da parte del Vicepresidente Nicola Mancino, che annuncia nuove regole contro indiscrezioni e fughe di notizie da palazzo dei Marescialli.

"Il Csm - ha detto Mancino in apertura odierna dei lavori del plenum- parla solo attraverso i suoi atti ufficiali, non con personali interpretazioni. Torno a chiedere riservatezza. Non se ne può più di questa prassi di far dire ai nostri atti o ai nostri documenti non il loro contenuto ma l'interpretazione che qualcuno vuole loro dare". E in questo senso Mancino ha dato incarico al presidente della seconda commissione del Csm Berruti di fissare un "decalogo" di regole a tutela della riservatezza degli atti e del lavoro dell'organo di autogoverno della Magistratura.

"Tento di presentare il Consiglio Superiore della Magistratura - ha sottolineato Mancino al plenum dei consiglieri del Csm- come istituzione dialogante che colloquia col Governo corrispondendo puntualmente alle funzioni e alle prerogative che la Costituzione gli assegna. Non ho mai pensato - e neppure Voi, sono convinto e credo - che possiamo essere una terza Camera - come pure qualcuno ci rimprovera: già due a parità di funzioni sono troppe. Una terza, con 26 componenti per quanto tutti autorevoli, presieduta dal Capo dello Stato è una invenzione di chi non vorrebbe un CSM autonomo, non collegato a maggioranze politiche, che - richiesto o non richiesto fa lo stesso -, avanza una proposta in tema di ordinamento e di organizzazione giudiziaria, che formula un parere, ai sensi dell'art. 10 della legge istitutiva del 1958".

"Mi rendo conto - ha proseguito Mancino - che un Csm come lo descrivono la Costituzione e la migliore dottrina, può dare fastidio: amicus Plato sed magis amica veritas. L'attendibilità dei documenti non è l'opinione di ciascuno di noi, per quanto argomentata essa possa essere, studiata e autorevole. L'attendibilità è quella che emerge, quando emerge, dal confronto di tutte le opinioni che si esprimono con l'intento di formare quel sentire comune che, poi, diventa risoluzione. Ecco: un documento in bozza non è mai una risoluzione, è un testo in fieri, può diventare ma può anche non diventare una risoluzione".

"Già nella seduta di ieri - ha ricordato il Vicepresidente del Csm - ho accennato alle procedure: prevale, certo, nel ragionamento che ho svolto e sto svolgendo, la mia esperienza pregressa: su un argomento si nomina un relatore, il quale espone i punti essenziali, desumibili dalla questione all'ordine del giorno; sulla relazione si apre un dibattito, al termine del quale il relatore, se le opinioni espresse lo trovano concorde, presenta una ipotesi di risoluzione, su cui il plenum è chiamato ad esprimersi. Se si rovescia l'impostazione, non potremo evitare che una bozza di risoluzione, unilateralmente elaborata, si trasformi o venga fatta passare come la risoluzione definitiva - del resto, è avvenuto anche in questi giorni".

"Torno a chiedere riservatezza: ieri ho parlato con toni alterati, e per fortuna - lo stile conta! - eravamo a seduta già tolta. Voglio precisare che mi sono rivolto al Consigliere Roia avendo presente solo la dichiarazione da lui resa sabato scorso a Milano, ma non per rimproverargli d'aver diffuso il testo della bozza. Io non so chi l'ha diffuso. Qualcuno, però, l'ha fatto.Ora io chiedo al Consigliere Berruti, che è Presidente della Seconda Commissione, di disciplinare la riservatezza di cui devono essere circondate le discussioni in Commissione, e le eventuali sanzioni da adottare in caso di violazione. Non se ne può più di questa prassi - ha concluso Mancino - di far dire ai nostri atti o ai nostri documenti non il loro contenuto ma l'interpretazione che qualcuno vuole loro dare. Non posso nascondervi d'aver avuto una tentazione dovuta alla sensazione che, per quanto tu possa lavorare, studiare, approfondire, se il contesto continua ad andare a ruota libera, c'è una sola strada. Gli uomini, per me, sono tutti necessari, ma nessuno, proprio nessuno, è indispensabile".

 

 

 

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