Gli 80 anni di Cossiga: dagli anni di piombo a Veltroni
08 Luglio 2008
di Redazione
Francesco Cossiga si racconta. In occasione del compimento dei suoi 80 anni il persidente emerito della Repubblica concedde un’intervista al Corriere delle Sera e racconta i fatti che hanno segnato la sua lunga carriera politica, dagli anni di piombo, a Tangentopoli, fino al Pd di Veltroni: "perfetto doroteo che parla bene senza dire nulla".
Poi fa un salto nel tempo e torna agli anni del terrorismo: "Quando il Pci di Berlinguer ha optato per la linea della fermezza ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte".
Cossiga difende la sua scelta di non trattare con le Br per la liberazione di Moro: "Io – dice – ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l’interesse del suo nipotino".
L’ex presidente della Repubblica ripete anche la sua verità sulla strage di Bologna: "Fu un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese – che -, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo".
La condanna di Mambro e Fioravanti arrivò, quindi, perchè "nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista". Cossiga si dice anche convinto che "la Cia e gli Stati Uniti non siano stati estranei a Tangentopoli, così come alle disgrazie di Andreotti e di Craxi", che sono stati "i più filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furonono dirottati da Craxi all’Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano". Infine uno sguardo all’attualità e al Partito Democratico: "Ma che cos’è? – si chiede – Io mi iscriverei meglio a ReD, il movimento di D’Alema, di cui ho disegnato anche il logo: un punto rosso cerchiato oro".
