Gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran alla metà di settembre? Ci siamo quasi…

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran alla metà di settembre? Ci siamo quasi…

12 Settembre 2008

Lo scorso 29 agosto un giornale di Amsterdam, il Telegraaf, pubblica una strana notizia. Un agente segreto olandese, infiltrato nell’industria militare di Teheran, è stato richiamato urgentemente in patria. Come mai? Perché sarebbe “imminente” un attacco degli Usa contro l’Iran, a metà settembre.

Il Telegraaf sembra una fonte attendibile. Parliamo di un quotidiano che in Olanda vende circa 800,000 copie. Il taglio è spesso sensazionalistico, qualcuno dice populista, ma sembra che Jost de Haas – il reporter che ha pubblicato lo scoop sull’attacco all’Iran, goda di buone entrature nell’AIVD, i servizi segreti dell’Aia. Ed è un persecutore indefesso delle “organizzazioni di pace” che – grazie al governo olandese e a quello europeo, finanziano indirettamente i nemici di Israele. 

Secondo de Haas, l’AIVD avrebbe infiltrato il suo agente in Iran qualche anno fa, per sabotare il programma militare e l’industria degli armamenti della Repubblica islamica. Pare che la talpa abbia fatto un ottimo lavoro (“extremely successful”), prima dell’inatteso ordine di rientro. L’AIVD avrebbe condiviso con la Cia le informazioni raccolte, segnalando agli americani dove e cosa colpire: non solo gli obiettivi ‘nucleari’ ma anche le installazioni militari. Nella ricostruzione del giornale olandese, gli Usa agiranno con missili e droni teleguidati.

In fondo non è uno scoop. Da mesi – nonostante i giornali parlino solo della sfida tra Obama e McCain, l’amministrazione Bush ha stretto la morsa sull’Iran, che dal 2006 gioca la sua ambigua partita sul ‘nucleare pacifico’. L’ultimo rapporto dell’AIEA, l’agenzia anti-proliferazione atomica dell’ONU, è stato più duro del solito. E Panorama ha raccontato dei Tir russi fermati alla frontiera della Turchia e dell’Azerbaijan, con dentro apparecchiature e sostanze irregolari destinate ai siti atomici iraniani. Anche l’Unione Europea sembrava aver cambiato atteggiamento, almeno fino al summit di Damasco con Sarkozy.

Le dichiarazioni rilasciate il 6 giugno scorso dal ministro dei trasporti israeliano Shaul Mofaz, uno dei papabili alla successione di Olmert, andavano nella direzione dell’intervento. E gli Usa non lasceranno solo Israele se l’alleato decidesse di procedere da solo. D’altronde mica Israele dipende dalle decisioni di Washington. E’ uno stato sovrano che sceglie in modo autonomo il suo destino. Il problema non è l’attacco, ma la reazione dell’Iran. I missili di Hezbollah pioverebbero a decine sullo Stato di Davide. E servirebbe uno sforzo congiunto con gli americani per respingere il contrattacco. 

In un articolo apparso il 28 agosto scorso, un giorno prima dello scoop del Telegraaf, il quotidiano arabo Al Quds ha pubblicato una notizia sui missili a lungo raggio forniti dall’Iran a Hezbollah. Qualche giorno dopo, l’agenzia di stampa iraniana IRNA ha riportato una dichiarazione del generale di brigata Masoud Jazayeri: “Ogni aggressione contro l’Iran scatenerà una nuova guerra mondiale. Gli Usa e il Sionismo globale stanno gradualmente portando il mondo sull’orlo del precipizio”, ha detto il generale con la solita delicatezza. L’élite militarista iraniana è pronta al peggio, quindi è pronta a tutto. 

In un articolo apparso qualche tempo fa, e intitolato “Prepararsi ad attaccare”, Daniel Pipes ha scritto esplicitamente che “l’amministrazione Bush deve prepararsi a un possibile attacco alle infrastrutture nucleari iraniane e, in secondo luogo, dovrà annunciarlo pubblicamente”. L’opzione militare è in agenda, ma il punto è che Bush quella dichiarazione non l’ha ancora fatta. Al presidente americano restano due mesi scarsi prima delle elezioni, e altri due prima di lasciare la Casa Bianca. Il tempo stringe e, almeno fino ad ora, la filosofia del “regime change” non ha mai teorizzato colpi di testa, improvvisi e tenuti segreti fino all’ultimo.

I neoconservatori preferiscono rovesciare le dittature dall’interno, grazie alla reazione popolare, e al risveglio democratico dei cittadini. Prima della Guerra in Iraq, l’amministrazione Bush impiegò molto tempo a “preparare” l’opinione pubblica americana, spiegando cosa avrebbe significato “liberare” l’Iraq. E così come accadde con Saddam Hussein, gli Usa stanno puntando ancora sulle sanzioni contro l’Iran, magari in vista di un blocco marittimo del Golfo Persico. 

Insomma, nella storia del Telegraaf c’è qualcosa che non torna.  Che le cose possano precipitare, che il ‘primo colpo’ israeliano sia legittimo e che gli Usa non resteranno alla finestra, tutto questo è verosimile, forse probabile. Come pure è evidente il comportamento dell’Iran, le sue continue trasgressioni, l’uso contorto della diplomazia per tutelare i propri interessi strategici e di potenza. Ma se andiamo a leggerci la pubblicistica americana dell’ultima settimana, non si parla mai di attaccare l’Iran. 

E poi, per quanto abili, gli agenti olandesi non sono gli unici a fare spionaggio in Iran. Come mai allora il report ultra top secret dell’AIVD non ha trovato riscontro nelle altre agenzie d’intelligence europee? E se gli Usa si stanno preparando a un’operazione militare di questa portata perché la stampa olandese l’ha spiattellato al resto del mondo? 

L’aspetto più strano della vicenda è che basta farsi un giro su Internet per ritrovare lo stesso articolo del Telegraaf in decine di testate diverse, compresi blog e siti cospirazionisti, senza commenti, senza riscontro delle fonti, semplicemente copiato e incollato da una parte all’altra. Ancora una volta viene il sospetto che de Haas abbia voluto forzare le cose, pompando una notizia, quella dell’attacco, che non è poi così sorprendente. Qualcuno ha ricordato che il giornalista olandese, qualche anno fa, passò un brutto quarto d’ora con le autorità americane perché si era rifiutato di fare i nomi delle sue fonti. Ma la spiegazione della rivincita personale è un po’ sbrigativa, e limitante. Ce ne sono altre? 

Uno screzio tra i servizi olandesi e la Cia? Per alcuni osservatori l’AIVD sarebbe legato a doppio filo ai servizi americani, e numerosi agenti olandesi sono passati nelle fila dell’agenzia Usa. Dopo l’11 Settembre, l’AIVD ha perseguito con forza i gruppi fondamentalisti islamici, a partire dall’Hofstad Network che commissionò l’assassinio del regista Theo Van Gogh. Ma prima, i servizi olandesi hanno commesso dei passi falsi. Per esempio proteggendo uomini d’affari olandesi che commerciavano con Saddam Hussein per fornirgli armi chimiche. O quando si lasciarono sfuggire lo scienziato pakistano Abdul Qadeer Khan dopo che aveva rubato segreti nucleari proprio in Olanda. 

Lo scorso giugno c’è stata una gazzarra all’Aia, quando il capostazione Cia in Olanda è stato costretto a fare le valigie sostituto da un collega più “diplomatico”, come hanno scritto i giornali. Ma in fondo sono cose che succedono. E’ dura credere che l’AIVD abbia voluto fregare gli americani, complice de Haas. Insomma, meglio non fidarsi troppo delle notizie trovate su Wikipedia, e ricordarci dello sforzo olandese nella Guerra al Terrore. Nel 2005 l’AIVD ha pubblicato un report che puntava il dito contro il riarmo nucleare del Pakistan, dell’Iran e della Corea del Nord. 

Resta l’ipotesi “psyop” – le “psychological operations”, anche se in questo caso ci muoviamo ai confini della realtà. Lo scoop di de Haas, come pure le frequenti notizie sugli attacchi aerei contro l’Iran, farebbero parte di una deliberata guerra psicologica messa a punto dagli americani per fare pressione su Teheran. Una intimidazione, insomma, che su Internet è dilagata a vista d’occhio. Potrebbe essere, come potrebbe anche essere che il destinatario non fosse soltanto la cricca di Ahmadinejad. Le diplomazie europee sono saltate sulla sedia leggendo lo scoop del Telegraaf. Particolarmente a Parigi, dove sembra che la storia del giornale olandese sia stata presa dannatamente sul serio.

La scorsa settimana il presidente francese Sarkozy è in Siria, nel tentativo di usare Damasco come esca per riprendere le trattative diplomatiche con l’Iran. La Turchia e i Paesi del Golfo sembrano d’accordo. Ma per gli Usa la Siria resta un Paese sponsor del terrorismo. “L’Iran non deve ottenere l’arma nucleare – ha detto Sarkozy – ma ha il diritto di avere energia nucleare per scopi pacifici”. Un’iniziativa che ha sorpreso l’amministrazione Bush. 

“L’Iran sta correndo un grosso rischio nel continuare il suo processo di ricerca tecnologica sul nucleare per fini militari – ha aggiunto il presidente francese a Damasco – perché una mattina ci risveglieremo trovando che Israele ha attaccato. La questione non è se lo stato israeliano è legittimato a farlo, o se si tratta di una mossa intelligente oppure no. Sarebbe una catastrofe, e dobbiamo evitare questa catastrofe”. A quanto pare Sarkozy ha preso molto sul serio la storia dell’intelligence olandese. Chissà se il ‘moderato’ Ali Larijiani – ex capo negoziatore iraniano sul nucleare, e attuale presidente del parlamento di Teheran, farà lo stesso. I conservatori pragmatici iraniani hanno poco tempo per evitare la guerra.