Governo. Berlusconi: “Lascerò, ma mai a questi ‘maneggioni'”
05 Dicembre 2010
di Redazione
"Prima o poi lascerò, ma il testimone lo cederò solo ad una nuova generazione di politici seri e preparati, non certo a questi maneggioni che pur di farmi fuori sono pronti ad allearsi con la sinistra". Non va per il sottile Silvio Berlusconi nel rispondere a Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini che da settimane gli chiedono un passo indietro "per il bene del Paese".
Quello pronunciato dal presidente del Consiglio in collegamento telefonico con una manifestazione del Pdl a Roma, più che un discorso appare un comizio. Sul palco, ad ascoltarlo, ci sono i ministri Giorgia Meloni, Mariastella Gelmini, il sindaco Gianni Alemanno, il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello. L’inizio è lento, la voce sembra impastata. Il Cavaliere ringrazia i presenti e sottolinea quanto sia importante spiegare alla "gente" quello che sta succedendo, visto che "la grande maggioranza della stampa è contro di noi".
Rilancia quindi un grande classico da campagna elettorale: le domande retoriche da rivolgere ai cittadini. Se vogliano ad esempio essere governati da Vendola, Bersani, D’Alema, Di Pietro. Da quella "ammucchiata di reduci della vecchia politica", da quei "vecchi attempati che hanno sempre formato le seconde file dei partiti". Ma i destinatari delle sue invettive, ancora una volta, sono Fini e Casini. Ed è proprio al leader centrista – che dalle colonne di Repubblica aveva invitato il Pdl ad indicare un leader alternativo – che Berlusconi risponde qualche minuto dopo: "Sono assolutamente consapevole di avere una una certa età e che a un certo punto dovrò lasciare", premette con una insolita ammissione. Ma, precisa, "lo farò solo dopo aver portato a termine il programma e di certo non passerò il testimone ai maneggioni della vecchia politica che hanno a cuore solo le loro ambizioni personali, ma semmai alla nuova generazione di politici giovani, seri e preparati".
Seguono gli affondi. Il primo contro il leader Udc: "Casini ha un solo progetto politico: far fuori Silvio Berlusconi per prenderne il posto". Lo stesso obiettivo della "sinistra" che, rimarca, "mi vede come un ostacolo insuperabile per prendere il potere". Ce n’è anche per il presidente della Camera, al quale Berlusconi imputa una "totale incoerenza" politica. Cita tre esempi: le sue posizioni su Mussolini (definito prima "il più grande statista del secolo" e poi "il male assoluto"), sull’immigrazione (dalla Bossi-Fini al voto per gli immigrati) e sulla riforma della legge elettorale (dal presidenzialismo alla contrarietà al premio di maggioranza).
Il tono diventa sarcastico quando invita i presenti a pensare a "uno di questi" seduto in un qualsiasi vertice internazionale. Al contrario, aggiunge a proposito dei recenti summit, "io sono stato una star: tutti volevano farsi una foto con me" non solo per "la mia lunga esperienza", ma anche perché sono un "tycoon". Insomma, aggiunge, "il presidente del Consiglio ha acquistato nel mondo un prestigio tale" che ormai è "insostituibile per guidare l’Italia in un frangente così difficile". Forse anche per questo, il Cavaliere continua a dirsi ottimista in vista della verifica parlamentare di metà dicembre: "Avremo la maggioranza", pronostica, dicendo di non poter credere che i parlamentari siano così "creduloni" da seguire degli "aspiranti leader" cha hanno come unico obiettivo la "distruzione del Paese". Perché, spiega, una crisi e la conseguente instabilità che ne deriverebbe farebbe dell’Italia un "bersaglio" della speculazione come la Grecia.
Le ultime battute sono per sgombrare nuovamente il campo dal sospetto, ventilato da alcuni diplomatici Usa nei cable rivelati da Wikileaks, di aver tratto vantaggi personali dai rapporti con la Russia di Vladimir Putin: "Posso garantire sui miei figli e sui miei nipoti che non ho mai guadagnato un dollaro", assicura.
