Governo. Berlusconi: “Prima la Finanziaria, poi verifica in Senato e Camera”

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Governo. Berlusconi: “Prima la Finanziaria, poi verifica in Senato e Camera”

13 Novembre 2010

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato questa mattina al Presidente del Senato Renato Schifani e al Presidente della Camera Gianfranco Fini una lettera nella quale rappresenta la sua intenzione di "rendere comunicazioni presso il Senato della Repubblica sulla situazione politica – anche alla luce del preannunciato ritiro della componente di Futuro e Libertà per l’Italia dal Governo da me presieduto – immediatamente dopo la definitiva approvazione della Legge di stabilità e del bilancio dello Stato". Dopo il voto del Senato, la verifica si sposterà alla Camera.

Nella lettera, Berlusconi spiega che l’approvazione della Finanziaria rappresenta un adempimento "la cui inderogabile necessità ai fini di una positiva stabilizzazione del nostro quadro economico e finanziario è stata da più parti, anche in modo estremamente autorevole, sottolineata". "Su tali comunicazioni – prosegue la lettera del Premier – il Governo ha intenzione di verificare il permanere del rapporto di fiducia da parte del Senato e, immediatamente dopo, da parte della Camera dei deputati".

"La richiesta che avanzo – aggiunge il Presidente del Consiglio – tiene naturalmente conto del fatto che le mie ultime comunicazioni sulla situazione politica – con relativa richiesta del voto di fiducia – vennero da me rese in data 29 settembre prima presso la Camera dei deputati e quindi, il giorno successivo, presso il Senato della Repubblica".

"È un buon intendimento". Pier Ferdinando Casini apprezza il proposito di Silvio Berlusconi di parlare in Parlamento dopo l’approvazione della Finanziaria, ma chiede che la manovra economica venga approvata in tempi rapidi, senza fare melina. Lasciando il convegno di Ld alla Confcooperative il leader dell’Udc dice: "Noi gruppi dell’opposizione chiederemo che la finanziaria in aula si faccia in tre giorni, perché perdere tempo non serve a nessuno. Una melina che portasse la finanziaria a stare un mese al Senato" sarebbe dannosa per tutti.

A margine di un convegno sulla sicurezza, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha assicurato che "noi rimaniamo leali a Berlusconi. Rispettiamo il patto con il presidente del Consiglio che si basa su un programma di governo". Maroni ha quindi spiegato in riferimento all’ intervento di Perugia di Gianfranco Fini: "Fini non ha detto che non vuole Berlusconi, ma ha detto che vuole un nuovo patto di legislatura e un nuovo governo. Adesso vediamo cosa dirà Berlusconi nell’incontro di lunedì. Le cose sono chiare, le carte sono in tavola, quindi il pallino è tornato nelle mani di Berlusconi. Alea iacta est".

Per Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, "la lettera con cui il presidente Berlusconi immagina di decidere da solo il percorso parlamentare delle prossime settimane è insieme il tentativo disperato e tardivo di evitare la mozione di sfiducia alla Camera e al tempo stesso una grave scorrettezza istituzionale. Non si è mai visto che di fronte a una mozione di sfiducia formalmente depositata in base all’art 94 della Costituzione in una Camera, il presidente del Consiglio possa decidere di andare a chiedere la fiducia nell’altra. I regolamenti parlamentari e la Costituzione, anche se lui non lo ha mai capito, valgono anche per lui".

Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera, sottolinea invece che "la lettera di Berlusconi è solo un mezzuccio che tenta di sovvertire i regolamenti parlamentari e le regole della Costituzione. Per evitare una mozione di sfiducia che è già agli atti, cerca, con quella che ritiene una furbata, di gestire a suo piacimento i modi e i tempi del percorso parlamentare". "Ci dispiace dover dare una sofferenza a Berlusconi, ma dobbiamo ricordargli che siamo ancora in democrazia e che in essa esistono dei regolamenti parlamentari che vanno rispettati", conclude l’esponente dell’Idv.