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Governo. Scontro Bocchino-Bondi: “Si dimetta prima Berlusconi, è plurimputato”

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Le possibilità che Fini si dimetta "sono pari a zero". E certo, prima di lui, "che non è nemmeno sotto processo", dovrebbe essere "Berlusconi a dimettersi, al contrario imputato in più processi" e con lui "per lo stesso motivo i ministri Matteoli, Fitto e il sottosegretario Bertolaso". Così Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e Libertà alla Camera, in una intervista a Repubblica, nella quale sottolinea che se i berlusconiani "vanno avanti di un solo passo siamo alla crisi istituzionale" e "la sta aprendo Berlusconi".

Il presidente della Camera, dice, "dipende dal Parlamento che gli dà la fiducia, ma il Parlamento non può e non deve dipendere dal governo". In ogni caso, si chiede come possa il Cavaliere chiedere le dimissioni di Fini, "proprio lui che è imputato in più processi" come i ministri e il capo della Protezione Civile. "Noi - aggiunge - non abbiamo mai chiesto le loro dimissioni".

Anche se Berlusconi ufficialmente in questi giorni non si è pronunciato, per Bocchino "ci sono prove inconfutabili che lui sia il mandante di tutta l'operazione": in primis le dimissioni chieste dal portavoce del Pdl (Capezzone) e mai smentite, e in secondo luogo "la raccolta di firme contro Fini arrivata dal Giornale, che è una sua proprietà". Il "rispetto del ruolo istituzionale di Fini" diventa allora "una precondizione" per evitare la crisi: "Non possiamo più stare a guardare gli avvoltoi, non possiamo più tollerare che il presidente della Camera sia quotidiano bersaglio della stampa berlusconiana".

Immediata la replica del coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi: "Ho l'impressione che all'onorevole Italo Bocchino sfugga, quantunque faccia sfoggio di baldante sicurezza, la durezza e al tempo stesso la complessità della politica". "Chiedere, come fa oggi l'onorevole Bocchino, da una parte le dimissioni pressoché dell'intero governo e dall'altra parte la convocazione di un vertice con tanto di verifica, tradisce l'estremo stato di confusione e di smarrimento in cui si trova il capogruppo di Fli".

Per il deputato PdL Francesco Giro "quelle di Italo Bocchino sono dichiarazioni incendiarie. Bocchino dopo aver aggredito Berlusconi nella stessa intervista a Repubblica pretende che lo stesso Presidente del Consiglio convochi un vertice fra Pdl, Lega e Futuro e libertà. È grottesco. Bocchino sembra un pompiere di Fahrenheit 451 che invece di spegnere gli incendi ha il preciso compito di appiccarli. Ha la tuta da pompiere ma in realtà è sempre un incendiario. A questo punto ci chiediamo quanti dei 33 deputati di Fli sottoscriveranno questa intervista di Bocchino, il pompiere incendiario, che da un lato insulta Berlusconi e dall'altro pretende da lui il dialogo".

"Bocchino ha davvero passato il segno di qualsiasi, seppure forte polemica politica", dichiara il deputato del Pdl, Jole Santelli. "Credo a questo punto che sia necessario che il presidente Fini chiarisca al più presto l'equivoca posizione dei gruppi parlamentari che a lui fanno riferimento. Stando esclusivamente alle dichiarazioni rese alla stampa, sembra che il nuovo capogruppo alla Camera di Fli esprima una posizione decisamente minoritaria, ma altrettanto chiassosa e guastatrice".

Il capogruppo di Futuro e Libertà non ha lasciato cadere la polemica e ha voluto replicare alle affermazioni del coordinatore nazionale: "Sandro Bondi anziché‚ aggredirmi verbalmente dicendo che sono in stato confusionale farebbe bene a dirci se nella scala dei suoi valori deve dimettersi prima un plurimputato come Berlusconi o il presidente Fini a cui la magistratura non ha niente da chiedere neanche come persona informata sui fatti". "La differenza tra noi e Bondi - continua Bocchino - è anche nella lealtà perché noi abbiamo sempre difeso Berlusconi dalle aggressioni esterne mentre loro si sono fatti promotori di un'aggressione contro Fini soltanto perché‚ - e uso parole di Feltri - non si è voluto 'mettere a cuccia' nel 'partito contorno'". "Che Bondi provi piacere a stare a cuccia facendo il contorno di Berlusconi è comprensibile, così come è comprensibile - conclude Bocchino - che Fini con la sua storia e il suo consenso abbia scelto di non starci".

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