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Governo. Sfiducia, numeri risicati: le “colombe” valutano l’astensione

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La partita resta aperta. E la campagna acquisti, così come le polemiche sul mercato dei voti, prosegue senza sosta. I numeri sono risicati e, a 48 ore dal voto, è incerta la battaglia tra chi vuole sfiduciare il governo e i berlusconiani che invece puntano ad andare avanti.

Un "rush finale" verso "quota 316" dall'esito imprevedibile, come del resto il comportamento di tanti deputati. In testa le colombe finiane di Silvano Moffa, 'amareggiatò dalle parole di Gianfranco Fini. Che "vanifica il confronto", dice, e lo spinge, forse, verso una astensione che potrebbe risultare decisiva. Senza contare un ipotetico effetto domino tra i 6 'pontierì futuristi, paventato da qualcuno, che darebbe addirittura al governo un margine di "sicurezza".

La posta in palio è alta e Fini, provocato da Lucia Annunziata che lo intervista, mette sul piatto niente meno che la presidenza della Camera. "Se Berlusconi ottiene la fiducia con dieci voti mi dimetto e incomincio a credere a Babbo Natale", promette il leader di Futuro e Libertà, convinto che l'azione della magistratura per verificare se alcuni parlamentari siano stati "comprati" o "corrotti" sia "giusta".

Altro che "ingerenza della magistratura", come sostengono nel Pdl, tra le cui fila il deputato Giorgio Stracquadanio arriva ad affermare che "non è reato" pagare a un deputato il mutuo della casa per convincerlo a cambiare casacca. Una "vergogna", che fa invece "rabbrividire" il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, mentre Antonio Di Pietro va dritto per la sua strada.

Domani mattina l'ex magistrato di Mani Pulite, che con il suo esposto ha fatto scattare l'inchiesta della Procura di Roma, tornerà a piazzale Clodio per presentare un memoriale sulle fuoriuscite di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. Un vero e proprio "progetto eversivo", secondo il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando, che bolla il "calciomercato" di queste ore come "associazione a delinquere".

I pesanti giudizi delle opposizioni non frenano le indiscrezioni sul mercato dei voti. L'ultima riguarda Tonino Cuomo, deputato campano del Pd, a cui sarebbe stato offerto un posto da sottosegretario in cambio del suo via libera al premier. Il diretto interessato smentisce "categoricamente", al pari del liberale Paolo Guzzanti. Per il segretario del suo partito, Stefano de Luca, voterà la sfiducia, ma il giornalista-deputato nega e rilancia: "Se il premier si impegna a cambiare la legge elettorale e a dare il via alle privatizzazioni, voterò a suo favore".

Chi voterà contro Berlusconi è invece Antonio Boccuzzi. Per essere in aula, e fare il proprio dovere, l'ex operaio della Thyssen salterà per la prima volta l'udienza del processo per i suoi compagni morti nel rogo dell'acciaieria. A una certezza, però, corrispondono ancora tanti dubbi. Detto dei "tormenti" di Scilipoti, Calearo e Cesario, i tre fuoriusciti dal centrosinistra che tra annunci e smentite sembrano però essere dalla parte di Berlusconi, bisogna ancora capire cosa faranno i radicali. E resta, appunto, l'incognita delle colombe finiane, in testa quel Silvano Moffa che stasera attacca il leader Fini, dicendosi "amareggiato" per il suo no alla trattativa e annunciando l'intenzione di non voler partecipare alla riunione del gruppo convocata per domani.

Da sempre critico nei confronti della linea della fermezza dei falchi finiani, a questo punto Moffa potrebbe quindi astenersi davvero dal voto di martedì, magari portando dalla sua parte anche qualche altra colomba. E poi ci sono ancora le assenze forzate. Come quelle di Giulia Bongiorno (Fli), Federica Mogherini (Pd) e Giulia Cosenza (Fli), tre voti in dubbio perché in gravidanza. I conti, insomma, sono ancora in alto mare. E per cambiare idea c'è ancora un pò di tempo.

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