Gravina: i tanti “buchi neri” nell’inchiesta della procura barese
28 Febbraio 2008
di Redazione
Non sono morti subito
Francesco e Salvatore. “E’ stata una fine orribile”. La conferma
arriva dai primi esami autoptici, effettuati quest’oggi al
policlinico universitario di Bari.
I corpi dei due bambini erano
lontani dall’imboccatura del pozzo, li hanno trovati in posizione
fetale, distanti l’uno dall’altro quindici metri. Terrorizzati,
sicuramente feriti, sono stati vinti dalla morte senza che
nessuno sentisse i loro lamenti. Tutti elementi che lasciano
credere agli investigatori che i due bambini al momento della
caduta nella cisterna erano ancora vivi. I poliziotti c’erano giÃ
stati in quell’edificio, due anni fa, molto prima che la caduta
accidentale di un bambino, svelasse quell’orrore.
Gli agenti avevano ispezionato il cortile e il casolare ma non
si erano accorti che ai piedi del pozzo interno, nella cisterna
asciutta che un tempo raccoglieva l’acqua potabile, c’erano i
corpicini di Ciccio e Tore. E’ questo una delle tante crepe
dell’inchiesta, che adesso dovrà accertare la pura e semplice
verità . Perché all’interno di una cella, ancora, oggi, resta una
persona, il padre di Ciccio e Tore.
Due morti, ha detto qualcuno, sono già sufficienti,vediamo di
non farne arrivare un altro. Ma Filippo Pappalardi, è morto
nell’anima. In carcere con la pesante accusa di aver ucciso i
suoi figli, quando i suoi bambini, invece, secondo i primi
accertamenti sono morti, molto probabilmente mentre giocavano.
Secondo gli inquirenti, tuttavia, Pappalardi avrebbe ucciso i
suoi bambini mentre li puniva, in modo eccessivo, per le loro
disubbedienze. Francesco e Salvatore erano già in castigo dal 28
maggio precedente, quando erano rincasati troppo tardi: a
mezzanotte anziché alle 21, così come aveva disposto il loro
papà . A Gravina in Puglia, la loro città , quel giorno c’era la
festa del Crocifisso e Francesco e Salvatore erano andati a
divertirsi sulle giostre. Ma tra un giro e un altro avevano
davvero fatto tardi. Troppo poco, per arrivare ad uccidere i
figli, sostengono in molti.
Col senno del poi, molti particolari, troppi, suggerivano di
fare confluire le indagini in un cerchio preciso di Gravina. Ma
si è preferito sposare da subito la tesi del delitto. Preceduto
da un rapimento. E forse da una fuga obbligata dei bambini in
Romania, al seguito di una non bene identificata comunità di
zingari della zona. E’ noto a tutti, infatti, che tra Rosa
Carlucci e Filippo, ancora detenuto non corresse buon sangue.
L’odio reciproco, la comprensibile ribellione dei bambini a una
clima irrespirabile tra le mura di casa, forse hanno forzato la
mano degli investigatori. Tra questo quadro accusatorio e lo
scossone arrivato lunedì 25 febbraio, quando i corpi di Francesco
e Salvatore sono stati scoperti a poche centinaia di metri da
dove sono scomparsi. Intanto il giallo è sempre più fitto. Oggi
il legale di Pappalardi ha chiesto la scarcerazione del padre dei
fratellini.
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fonte: APCOM
