Grecia. Attentato nel ministero, si indaga su pista anarchica italiana

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Grecia. Attentato nel ministero, si indaga su pista anarchica italiana

26 Giugno 2010

Una pista italiana prende forma nell’attentato dinamitardo contro il ministero dell’Interno greco. La bomba che giovedì sera ha ucciso Giorgio Vasilakis, aiutante del ministro Michalis Chrisochoidis potrebbe infatti essere analoga a quelle inviate per posta nel 1999 e nel 2010 in Italia a nome dell’organizzazione Solidarietà Internazionale per chiedere la liberazione di anarchici europei. È quanto sospetta l’antiterrorismo ellenico che intende controllare la circostanza con le competenti autorità italiane.

Una pista che gli inquirenti ellenici sperano possa aiutarli a far luce sulla matrice dell’attentato, che potrebbe aver visto la collaborazione tra anarchici greci e stranieri. Secondo quanto indicano fonti della polizia, gli inquirenti greci hanno individuato analogie nel modus operandi dei terroristi e nelle le stesse caratteristiche dell’ordigno esploso al settimo piano del ministero dell’interno, con quelli delle bombe disinnescate nel milanese nel 1999 alla stazione dei carabinieri di Musocco e all’agenzia di viaggi Mediterraneo, a pochi passi dall’Ente greco per il turismo.

Queste erano state spedite per chiedere la liberazione di Nikos Maziotis allora agli arresti in Grecia per un fallito attentato dinamitardo contro un ministero ad Atene ed ora di nuovo in prigione da aprile accusato di essere il capo della principale organizzazione armata greca, Lotta Rivoluzionaria (EA). La polizia greca ha peraltro rinvenuto analogie anche fra l’ordigno al ministero dell’interno e un altro spedito sempre per posta ad una stazione dei carabinieri a Roma, e disinnescato, il 19 aprile scorso a nome della "Federazione informale anarchica Labros Fountas" (un giovane ucciso a marzo ad Atene) per chiedere la liberazione di anarchici detenuti in Italia, in Francia e in Grecia dove è tuttora detenuto ad esempio l’anarchico italiano Alfredo Bonanno.

Il tipo di esplosivo appare quasi sempre lo stesso: polvere da mina con aggiunta di nitrato d’ammonio in un pacchetto pronto ad esplodere al momento di essere aperto. Circa 250 grammi in Italia, 500 ad Atene. Bombe simili, secondo la polizia, sono state usate anche dall’Eta spagnola e dall’Ira.

La ‘pista italiana’ appare importante per le indagini sia perché il tipo di ordigno utilizzato ad Atene è insolito per la Grecia e si ipotizza che possa essere stato confezionato all’estero, sia considerato che gli inquirenti sospettano che l’attentato al ministero dell’interno sia imputabile ai resti di EA con l’appoggio di un’organizzazione fiancheggiatrice, Cospirazione dei Nuclei di Fuoco (Spf) o Volontà di Popolo. EA, di fatto smantellata con l’arresto di Maziotis ed altri cinque membri e la scoperta dell’arsenale del gruppo avrebbe agito in risposta all’arresto di Maziotis avendo come obiettivo Chrisochoidis cui il pacchetto era stato inviato per posta raccomandata a nome di Christos Karavelas, utilizzando cioè il nome di una persona coinvolta nello scandalo Siemens. E il pacchetto è misteriosamente riuscito a superare, forse anche in considerazione del mittente, tutti i controlli di sicurezza, prima di esplodere sul tavolo di Vasilakis, il cinquantatreenne vicecommissario di polizia, padre di due figli, principale collaboratore da diversi anni del ministro, rimasto ucciso sul colpo e il cui funerale si è svolto oggi.