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Il parallelo che offende

Greta Thunberg come Anna Frank: il sindaco di Milano riduce il Patrimonio dell’umanità a una bandiera di parte

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Il parallelo non è inedito, ma non per questo è meno surreale. Ieri il sindaco di Milano Beppe Sala, dai microfoni di Rai documentari, ha pensato bene di paragonare Greta Thunberg ad Anna Frank. “Anna Frank – ha detto Sala – ha scritto un diario che poi è diventato uno strumento di educazione e di memoria per tantissime persone. Greta ha cominciato mettendosi lì con un cartello ed è diventata un simbolo di un movimento. Quando una donna, pure in giovane età, decide di intraprendere un’impresa apparentemente disperata, spesso ha più coraggio e quindi, anche da questo punto di vista, è un messaggio di grande contemporaneità“.
Ora giustamente queste frasi hanno sollevato una sequela di polemiche. Inimmaginabile, si è detto, paragonare la Shoah alle lotte ambientaliste con vene Lgbt e immigrazioniste, della neo-maggiorenne svedese. Talmente inimmaginabile che oggi lo stesso sindaco di Milano è dovuto tornare sul tema scrivendo al presidente della Comunità ebraica di Milano per puntualizzare che non voleva “fare un paragone tra il dramma della Shoah e le vicende politiche dell’oggi”, che “si parlava di coraggio di giovani donne e che è stato il giornalista a portarlo sull’attualità” e che “il dramma della Shoah è tragicamente unico e non esiste paragone possibile”. Insomma, tutto bene, scuse accettate e si va avanti. O quasi.
Quasi perchè le parole di Sala, al di là della loro assurdità, sono l’ennesimo tentativo – come fu la surreale candidatura la Nobel per la Pace – di beatificazione di una giovane ragazza usata da anni ormai come una bandiera di una parte politica. Sì, una bandiera di parte che proprio attraverso questo processo di idealizzazione, si cerca di far passare come patrimonio comune e condiviso. Come in una guerra tra Bene e Male, chi sta dalla parte giusta sta con Greta, tutti gli altri, tutti coloro che non ne condividono le tesi, che non ne approvano le eterogenee battaglie (ovviamente da accettare in un pacchetto unico da immigrazione, da ambiente passando per teorie Gender) sono dalla parte sbagliata della Storia.
E allora, sull’altare di questa precisa strategia politica si può sacrificare qualsiasi cosa, finanche uno dei più drammatici patrimoni condivisi dell’umanità rappresentato dalla condanna eterna dell’orrore nazista. Mettere in parallelo Greta Thunberg e Anna Frank, equipararne il coraggio non si sa in base a quale metro, significa mettere sullo stesso piano una battaglia politica di parte, con un baluardo che unisce ogni uomo e donna del Pianeta. Anna Frank, martire 15enne della demoniaca ferocia nazista, strumentalizzata per aggiungere una stella nella aureola posticcia imposta sul capo di una ragazza svedese portavoce di una precisa parte politica, giusta o sbagliata che sia. Ed è per questa banalizzazione, per questo atroce livellamento, che le scuse del sindaco di Milano non possono bastare.
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