Guantanamo. Frattini: “Dagli Usa già i nomi dei detenuti. Stiamo valutando”
26 Gennaio 2009
di Redazione
Gli Stati Uniti hanno già inviato all’Italia "indicazioni" sui nomi di detenuti di Guantanamo nell’eventualità di una loro sistemazione nel nostro Paese, che Roma sta valutando. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che a Bruxelles ha partecipato al Consiglio affari generali e relazioni esterne con i colleghi Ue.
"Ho espresso la posizione – ha detto Frattini – che l’Italia debba affrontare con spirito positivo questa richiesta americana, nel momento in cui verrà formalizzata. Vi sono già delle indicazioni di nomi che ci sono pervenute, che ovviamente stiamo esaminando".
Da Bruxelles Frattini ha però precisato che anche se "c’è una richiesta informale" da parte di Washington, il governo italiano ancora non è ancora in grado di indicare "né il numero (di detenuti provenienti da Guantanamo) né dove saranno collocati".
Il ministro ha comunque spiegato che la valutazione "avverrà con spirito positivo sulla base di alcuni principi". Anzitutto, "Guantanamo ha rappresentato una grave violazione dei diritti fondamentali di cui gli Stati Uniti devono farsi carico e non gli europei", ha sottolineato.
L’altro principio è che "il messaggio di forte apprezzamento dell’Ue per la decisione della chiusura si debba accompagnare a un messaggio di solidarietà all’amministrazione Obama per trovare una soluzione".
Frattini ha spiegato che si tratta anzitutto di "individuare un ‘framework’ politico, non giuridico", che esprima "la volontà di collaborare dell’Europa". A questo si aggiunge un criterio "istituzionale e giuridico, per capire quali sono le tipologie" dei detenuti che potrebbero venire in Europa.
Il ministro degli Esteri cita "ex detenuti che non hanno avuto un processo che non sono ritenuti pericolosi, ex detenuti che non hanno avuto un processo ma che sono ritenuti pericolosi, persone da liberare ma che non possono rientrare in patria per pericoli personali".
Frattini ha inoltre ricordato che c’è anche un altro aspetto da chiarire. "Se (i detenuti) saranno definiti bisognosi di protezione – ha avvertito – questo, in base ai trattati europei, comporterebbe la libertà di circolazione all’interno dell’Ue, quindi la decisione di uno Stato membro avrebbe impatto su tutti gli altri".
