Haiti. Mancano 20 italiani all’appello. Uno si troverebbe sotto le macerie

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Haiti. Mancano 20 italiani all’appello. Uno si troverebbe sotto le macerie

16 Gennaio 2010

"Ad oggi sono 180 gli italiani contattati direttamente o indirettamente, mentre sono 20 le persone non ancora rintracciate, due dichiarate disperse" (si tratta di funzionari delle Nazioni Unite, ndr) oltre alla vittima confermata e "a un altro nostro connazionale che verosimilmente è ancora sotto le macerie di un supermercato" di Port-au-Prince.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha fornito oggi l’ultimo aggiornamento sulla situazione degli italiani presenti ad Haiti. Parlando dall’aeroporto del Cairo, in partenza per la Tunisia, settima e ultima tappa del suo tour africano, il responsabile della Farnesina aveva in precedenza ricordato che "è pronto un piano di evacuazione che già nelle prossime ore potrà permettere a 20-30 italiani che lo chiedono di tornare in patria".

Frattini ha fatto sapere che è pronto un piano di evacuazione che già nelle prossime ore potrà permettere a 20-30 italiani che lo chiedono di tornare in patria. Il ministro ha quindi riferito che "continua l’insediamento delle strutture per gli aiuti umanitari sul posto: li stiamo cominciando a distribuire, compreso l’ospedale da campo". Frattini ha poi annunciato che già domani ci sarà un incontro telefonico con molti Paesi europei per "coordinare le nostre posizioni in vista del vertice europeo di lunedì", creato proprio per gestire in maniera congiunta gli aiuti per le popolazioni colpite dal terremoto sull’isola. E ancora: "È imminente l’apertura di un’unità della cooperazione civile -ha detto ancora Frattini- che sarà permanente per seguire gli sviluppi nelle prossime settimane".

"Vi sono squadre di pronto intervento già sul posto, Protezione civile, unità di crisi e comando interforze della Difesa – precisa Frattini – e in alcuni casi i nostri uomini stanno setacciando quasi fisicamente le strade di Haiti per avere notizie sugli italiani. Ma – tiene a sottolineare – noi lavoriamo per i nostri connazionali ma anche per qualsiasi altro ferito o deceduto".

Torna intanto alla ribalta l’ipotesi di impiegare una nave della Marina militare italiana per prestare soccorso alle popolazioni di Haiti colpite dal terremoto. Secondo quanto appreso, infatti, una nave militare sarebbe pronta a partire all’inizio della prossima settimana, imbarcando anche uomini e mezzi del Genio dell’Esercito. Nessuna decisione definitiva è stata però presa: alla Difesa e al Governo starebbero valutando la questione proprio in queste ore. Non è chiaro quale nave, in caso di via libera, sarebbe impiegata: si continua a parlare tuttavia della nuova portaerei Cavour o delle nave anfibia San Giusto.

L’ipotesi di inviare ad Haiti una nave militare, avanzata dal ministro della Difesa La Russa, era stata ieri "attentamente valutata", per usare le parole dello stesso ministro, anche con il presidente del Consiglio. Alla fine si era deciso di non farne più niente perché, aveva spiegato La Russa, "le navi ci metterebbero da 10 a 20 giorni, a seconda del tipo. E a quel punto, probabilmente, i soccorsi americani e dei paesi più vicini sarebbero già stati utili, più di quanto potremmo fare noi". L’invio di una nave, insomma, non era stata ritenuta "la soluzione più efficace": una decisione sulla quale ha probablmente pesato anche l’alto costo della missione.

Oggi la questione è stata nuovamente affrontata, altre considerazioni sono state fatte e, probabilmente, si è arrivati a conclusioni diverse. Visto che si tratta sicuramente di un’emergenza di lungo periodo, forse il mezzo navale viene ritenuto il più adeguato anche per trasportare i militari del Genio (è stata messa in preallarme una compagnia del 2/o reggimento di Trento) e i loro mezzi: buldozer, escavatori e tutto ciò che serve per la rimozione delle macerie, ripristinare la viabilità ed altri interventi. La nave anfibia San Giusto è adatta a questo tipo di intervento, già svolto a Timor est e in altre parti del mondo, così come sicuramente è adatta anche la nuovissima portaerei Cavour. Che però è molto più grande. E anche i costi sarebbero più elevati.