Honduras. Il Congresso vota per vietare il ritorno di Zelaya nel Paese

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Honduras. Il Congresso vota per vietare il ritorno di Zelaya nel Paese

03 Dicembre 2009

Con 111 voti contro 14 il Congresso dell’Honduras ha votato per bocciare il ritorno al potere del presidente destituito Manuel Zelaya, cacciato da un colpo di stato il 28 giugno scorso. Assenti al voto – celebrato in attuazione degli accordi di Tegucigalpa-San Josè firmati dai delegati delle due parti protagoniste della disputa politica nel Paese – tre legislatori, Zelaya ed il presidente de facto Roberto Micheletti.

Un accordo concluso alla fine di ottobre fra Zelaya e colui che l’aveva sostituito alla testa del Paese dopo il golpe, Roberto Micheletti, prevedeva di sottoporre al Congresso la questione del reintegro del presidente destituito fino alla fine del suo mandato, il 27 gennaio prossimo. Solo 9 parlamentari su 126 hanno votato per il reintegro.

Il voto conferma quindi la destituzione di Zelaya, decisa da un decreto votato dal Congresso il 28 giugno scorso, poche ore dopo l’arresto dell’ex presidente e la sua cacciata in esilio. Il Partito nazionale (PN, di destra) che ha vinto domenica scorsa, 29 novembre, le elezioni legislative e il cui candidato Porfirio Lobo è stato eletto alla presidenza della Repubblica, aveva indicato durante la seduta del parlamento che approvava la ratifica del decreto di destituzione di Zelaya. Il nuovo presidente entrerà in carica il 27 gennaio prossimo. Fino a quella data, Micheletti rimarrà al potere. Zelaya (che aveva invitato a boicottare le elezioni) ha chiesto alla comunità internazionale di non riconoscere le presidenziali di domenica, giudicandole "uno scrutinio illegittimo e illegale imposto dalla dittatura militare con il sostegno degli Stati Uniti".

La reazione del presidente deposto il 28 giugno scorso non si è fatta attendere: Zelaya ha definito "nemici della democrazia" i deputati che hanno ratificato la sua uscita dal potere ed ha chiamato i suoi sostenitori a "non fermare la lotta contro la dittatura". "Oggi – ha detto – il popolo sta verificando quali sono i veri nemici della democrazia, che prendono parte alle elezioni ma poi tradiscono il popolo". "Continueremo a lottare fino a quando batteremo questa elite", ha dichiarato a radio Globo. Zelaya ha quindi insistito nel denunciare l’irregolarità delle elezioni di domenica ed ha definito il vincitore e nuovo presidente "un presidente della frode".

Intanto, il Brasile ha ribadito che non riconoscerà il governo eletto alle elezioni di domenica in Honduras, precisando che il presidente deposto dal golpe di giugno, potrà continuare a rimanere nell’ambasciata brasiliana, dove si trova dal 21 settembre scorso, fino a quando lo vorrà. Le elezioni, nelle quali si è imposto Porfirio Lobo, "non sono legittime", ha sottolineato il ministro degli esteri Celso Amorim in dichiarazioni al quotidiano "Folha de Sao Paoulo". Fonti vicine ad Amorim hanno comunque precisato allo stesso giornale che nonostante queste critiche, Brasilia non ha ancora deciso con precisione i passi da fare nei confronti della crisi honduregna. Prima di prendere una posizione definitiva, il governo del presidente Luiz Inacio Lula da Silva vuole aspettare la riunione in programma domani dell’Organizzazione degli Stati Americani.