Honduras. La Clinton condanna il golpe: “Violati principi democratici”
28 Giugno 2009
di Redazione
Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha detto che le azioni compiute contro il presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, "violano i principi democratici" e che per questo dovrebbero essere "condannate da tutti". "Chiediamo a tutte le parti in Honduras di rispettare l’ordine costituzionale e la legge, di riaffermare la loro vocazione democratica e di impegnarsi a risolvere le loro divergenze politiche in modo pacifico e attraverso il dialogo" ha dichiarato Hillary Clinton.
Gli Stati Uniti non hanno avuto alcun ruolo nel colpo di stato militare messo in atto oggi in Honduras nei confronti del presidente Manuel Zelaya. Lo ha precisato alla agenzia Reuters una fonte della Casa Bianca, dopo che Zelaya aveva chiesto a Washington di chiarire la sua posizione. "Non c’è stato alcun coinvolgimento americano in questa azione contro il presidente Zelaya" ha detto alla Reuters la fonte della Casa Bianca.
A quanto pare è stata la Corte Suprema dell’Honduras ad aver chiesto ai militari di intervenire contro il presidente Manuel Zelaya a causa del suo tentativo di indire un referendum illegale allo scopo di essere rieletto capo dello Stato. Il referendum avrebbe dovuto tenersi oggi. In una nota, la Corte Suprema di Giustizia ha fatto sapere di avere espressamente "ordinare all’esercito di destituire il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya". Tale decisione, precisa il comunicato, è stata presa in seguito alla posizione di Zelaya che non ha desistito dal portare avanti un referendum che avrebbe potuto aprirgli la strada alla sua rielezione, dopo la scadenza dell’attuale mandato di quattro anni. È stato quindi dato l’ordine alle forze armate di intervenire "in quanto difensori della Costituzione", ha precisato la nota.
Pioggia di condanne da parte dei paesi latinoamericani al golpe odierno in Honduras: contro il colpo di stato si sono finora espressi, anche Colombia, Brasile, Argentina ed Ecuador. Il governo del colombiano Alvaro Uribe ha sottolineato "la profonda costernazione per la rottura dell’ordine costituzionale nella repubblica sorella dell’Honduras". Da Brasilia invece l’esecutivo di Lula ha manifestato nel proprio comunicato una "veemente" condanna. Stesso tono anche in Argentina da parte della presidente Cristina Fernandez Kirchner, la quale si è detta "profondamente preoccupata" e "scossa" per quanto avviene in queste ore a Tegucigalpa. In Ecuador, il governo del presidente Rafael Correa ha sottolineato che non riconoscerà nessun altro governo che non sia quello del presidente Manuel Zelaya.
Durissima invece la reazione del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha dichiarato che il colpo di stato in Honduras non è una questione "che si conclude oggi" perché "la interromperemo". Chavez ha poi lanciato un appello ai militari "patriottici" perché "neutralizzino il golpe". "Le forze reazionarie in Honduras si accorgeranno che il mondo è cambiato, che esiste l’alba", ha detto, facendo un gioco di parole con l’Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba), di cui fa parte anche l’Honduras e promossa tempo fa dallo stesso Chavez. La stessa Alba aveva recentemente annunciato che "non sarebbe rimasta a braccia incrociate" in caso di golpe in Honduras.
