Honduras. L’Onu accompagna Zelaya ma il governo blocca l’aereoporto

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Honduras. L’Onu accompagna Zelaya ma il governo blocca l’aereoporto

05 Luglio 2009

Il governo del presidente designato Roberto Micheletti ha bloccato con mezzi militari tutte le piste degli aeroporti dell’Honduras, per impedire l’atterraggio dell’aereo con cui il deposto presidente Manuel Zelaya vorrebbe rientrare in patria. Lo ha annunciato la viceministro degli Esteri, Beatriz Valle, alla televisione cubana, spiegando che l’aeroporto di Tegucigalpa è presidiato dall’esercito honduregno. Valle si è detta preoccupata con quello che può succedere all’arrivo di Zelaya.

Secondo quanto si è saputo, il presidente dell’assemblea generale dell’Onu Miguel D’Escoto accompagnerà il presidente honduregno Manuel Zelaya nel suo tentativo di rientro in patria. Lo ha detto il presidente dell’Ecuador Rafael Correa oggi a Washington, aggiungendo che invece la delegazione di presidenti latinoamericani guidata dal presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) Miguel Insulza si recherà a El Salvador per monitorare da lì il ritorno di Zelaya.

"C’è una grossa mobilitazione a Tegucigalpa – ha detto Correa – e non sappiamo se il governo ad interim o i vertici militari oseranno reprimere questa gente. Così abbiamo deciso che la cosa più prudente da fare è che il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Miguel D’Escoto accompagni il presidente Zelaya nel ritorno a Tegucigalpa". Correa ha aggiunto che lui stesso con Insulza, presidente dell’Osa, la presidente argentina Cristina Kirchner e il presidente del Paraguay Fernando Lugo, andranno in Salvador per sovraintendere da lì al rientro di Zelaya.

Nel frattempo, riunita in sessione straordinaria sul caso Honduras, l’Organizzazione degli Stati Americani (Osa/Oea) ha votato all’unanimità (33-0) la sospensione del Paese dell’America centrale. Ma alcuni delegati hanno espresso riserve sull’annunciato rientro del deposto presidente Manuel Zelaya, atteso in patria per oggi a mezzogiorno, ora locale. Tegucigalpa viene così esclusa dal blocco, proprio come è accaduto, per ragioni diverse, a Cuba nel 1962: la sospensione potrebbe significare tagli agli aiuti economici e isolamento politico. "Tornerò perché è necessario per la pace", ha affermato Zelaya al termine della riunione Osa di Washington nel corso della quale ha ottenuto il pieno appoggio di Hugo Chavez. Il presidente venezuelano ha definito "inaccettabile" qualsiasi motivazione contro il rientro immediato di Zelaya, costretto all’esilio domenica scorsa 28 giugno. "Riteniamo che il principale dovere di questa Organizzazione sia accompagnare il presidente Zelaya, come lui stesso ha deciso -ha detto il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro- altrimenti legittimeremo la violenza dei golpisti".

Ma Stati Uniti, Canada, Messico, Costa Rica Panama e Paesi caraibici hanno espresso riserve sul rientro di Zelaya che potrebbe peggiorare la situazione interna. Anche riguardo alla sicurezza personale del presidente deposto il ministro canadese per le Americhe, Peter Kent, ha spiegato che "il Canada ritiene che non sia il momento giusto". Lo stesso segretario generale dell’Osa, il cileno Jose Miguel Insulza di recente tornato da una visita a Tegucigalpa, aveva rilevato che Zelaya andrebbe incontro a rischi seri e dovrebbe cercare di ottenere "garanzie" per la sua sicurezza. Insulza ha chiarito che il ritorno in patria di Zelaya è una sua decisione personale e che l’Osa non ha preso alcuna posizione ufficiale al riguardo.