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L'opinione

Houellebecq e il Covid19: “Non ci sveglieremo in un nuovo mondo: sarà lo stesso di prima, un po’ peggio”

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A Michel Houellebecq riesce quello che a pochi riesce: essere una star dei media pur essendo un anticonformista vero (perché esistono anche quelli che giocano alla parte e sono perfettamente interni al sistema). Lo scrittore francese sta perfettamente in questo suo ruolo, a cui si confà un darsi e sottrarsi che crea attesa e aumenta l’interesse per le sue uscite. Tutti ci chiedevamo cosa egli pensasse del virus e delle sue conseguenze, lui che ci aveva abituati a pre-vedere gli incubi più allucinati di una umanità, una civiltà occidentale, nell’ora del suo tramonto.

Ieri, finalmente, dopo settimane di silenzio, la voce di Houellebecq è vibrata nell’etere di “Radio France Inter” nella forma forse più banale: considerazioni, scritte e declamate, a margine di alcune idee espresse da tre suoi “confrères” che hanno riflettuto sul “confinamento” di questi giorni (Frédéric BeigbederCatherine Millet e Emmanuel Carrère). Sul Corona in sé non c’è molto da dire re, per il nostro: è un virus banale, “senza qualità”, che nonostante mieta tante vittime “lascia la curiosa impressione di essere un “non-avvenimento”. Né esso stimolerà opere letterarie di rilievo, al pari dei capolavori della letteratura del passato sulla peste (e qualche preannuncio di questa previsione lo si ha osservando le ovvietà che gli scrittori mediatizzati del nostro tempo, iperpresenti sulla scena al contrario di Houellebecq, stanno scrivendo in questi giorni).

Soprattutto è da considerarsi del tutto fallace la retorica che quotidianamente ci viene propinata sul “nulla sarà più come prima”. Al contrario, dice Houellebecq, “non ci sveglieremo in un nuovo mondo: sarà lo stesso di prima, un po’ peggio”. Pessimismo? Catastrofismo? O semplicemente realismo? Difficile dirlo, però su un punto lo scrittore francese ha secondo me ragione: le tendenze venute fuori in queste settimane “esistevano già prima del Coronavirus: esse non hanno fatto che manifestarsi con una nuova evidenza”.

Covid-19 come agnizione finale, proprio come in un dramma greco. Houellebecq fa tre esempi, ma altri se ne potrebbero immaginare, come lui stesso sa: l’ “obsolescenza delle relazioni umane” che andrà di pari passo con il dispiegarsi della potenza tecnologica e informatica, che giocoforza “diminuirà i contatti materiali, soprattutto umani”; la “dissimulazione della morte, fin tanto che sarà possibile”, ben descritta da Philippe Ariès, e quindi la rimozione del tragico della vita e della nostra finitezza; la perdita di valore della vita degli anziani: “dopo una certa età sarà come essere morti”. Anche se Houellebecq non è ad esse interessato, il Coronavirus conferma anche le tendenze politiche degli ultimi anni, la fine di una certa idea di globalizzazione. Chissà?, forse bisognerebbe partire da qui: dopo tutto il globalismo cosmopolitico non era altro che l’ideologia illuministica, con la sua idea astratta e disincarnata di uomo. Averla messa in crisi, è un risultato da non sottovalutare. Anche da un punto di vista morale.

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