Home News I Dpcm di Conte: quando spiegare troppo non fa capire niente

I Dpcm di Conte: quando spiegare troppo non fa capire niente

0
35

Nell’opera chiamata “Retorica”, Aristotele dimostra con grande maestria che la legge non può pretendere di disciplinare ciò che è impossibile prestabilire in via generale e astratta. Dice il filosofo: la realtà è troppo variegata e spesso sfumata, così che schiacciandola interamente nel letto di Procuste si rischiano di fare solo pasticci. Il che è poi la stessa verità espressa dal più sano principio di sussidiarietà.

Lo scenario previsto da Aristotele si sta puntualmente avverando in questi giorni: nel loro susseguirsi alluvionale e spesso confusionario, i vari decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri suonano a volte come la voce di un Leviatano che, violando il principio aristotelico, pretende di sminuzzare le prescrizioni legali in mille rivoli di regole, principi, indicazioni, eccezioni delle eccezioni, e così via.

In questi giorni, nei social network, si è molto ironizzato sulla nuova teoria delle fonti inaugurata dal nostro Governo: se, nella celebre piramide di Kelsen, al vertice vi era la “norma fondamentale” e poi, via via, tutte le fonti legali e regolamentari, il diritto italiano dell’emergenza contemplerebbe tra le nuove fonti del diritto le dirette Facebook di Conte, le “FAQ” ministeriali, le ordinanze di Speranza, le interviste di Burioni da Fazio, fino ad arrivare a… “vediamo cosa ne pensano i vigili urbani”.

Come sempre, dietro l’ironia più o meno sottile si celano spesso grandi verità, certo da affinare, da approfondire, ma pur sempre vere: per una anomala eterogenesi dei fini, la nostra legislazione emergenziale, nella sua pretesa di regolare capillarmente tutta la vita dei cittadini, in realtà non regola più niente perché va troppo nel dettaglio, come accadrebbe a un rastrello dalle punte così sottili da non penetrare più la terra (si perdoni la metafora georgica).

Ecco allora che si può uscire di casa per ragioni di “necessità”, ma adesso il nuovo dPCM ci dice che “si considerano necessari gli spostamenti per incontrare i congiunti”: sarà una norma di interpretazione autentica valida anche per il passato? I fidanzati e gli amanti sono “congiunti”? E gli amici, valgono solo quelli d’infanzia? E allora giù via di circolari, di chiarimenti e di “FAQ”, acronimo di cui, invero, mi ha sempre inquietato l’effetto fonetico.

Eppure, il buon vecchio Aristotele di Stagira l’aveva detto chiaro e tondo: dove la legge generale e astratta non può arrivare, per i limiti fisiologici che la affliggono, deve per forza sopraggiungere il senso di equità, che solo i cittadini, le forze dell’ordine e i giudici sono chiamati a esercitare. Non certo il Governo né il Parlamento.

Una legge dello Stato che pretenda di regolare non solo il “giusto in senso legale” ma anche ciò che è “concretamente equo” finisce ben presto per diventare iniqua, perché invade un campo che non le è proprio, che non è adeguato e proporzionato allo strumento legislativo.

E così, dopo aver perso interesse verso le confuse rappresentazioni italiche della Scienza, i cittadini vanno oramai smarrendo anche la loro (già poca) fiducia verso il Diritto, di cui il loro premier risultava per giunta essere un autorevole docente.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here