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I primi passi di Emma

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Una bacchettata ai protezionismi tremontiani e una – assai più severa perché colpisce un elemento centrale del programma – al salario minimo veltroniano, Emma Marcegaglia inizia la sua transizione alla presidenza riprendendo vagamente il terzismo montezemoliano, anche se i suoi avvertono: “Non ci sarà più nessun interventismo a 360 gradi, non ci saranno invasioni di campo sui terreni dove decide la politica come quello del sistema elettorale”.

Gli apologeti montezemoliani, si distinguono il Corriere della Sera e il Sole 24 ore, cantano la magnifica continuità. Gli osservatori più attenti sottolineano la fuga dei montezemoliani e il ritorno di una centralità di Alberto Bombassei in tandem con Sergio Marchionne, che spaventa il re di Maranello.

Ma – sottolineano alcuni – quando l’amministratore delegato prende le distanze da una battuta berlusconiana non si schiera a sinistra? E allora quando dice che lui non usa mai il pettine, che cosa fa se non attaccare il presidente di Confindustria uscente, l’uomo più pettinato d’Italia?

Una fase di transizione è una fase di transizione, è inutile aspettarsi troppa chiarezza dalla Marcegaglia finché non si definiranno alcuni scenari. Innanzi tutto quello elettorale: la Confindustria marcegagliana ha già oggi un profilo del tutto diverso da quello montezemoliano, vuole essere un sindacato d’imnpresa che partecipa alla soluzione dei problemi nazionali e non un gruppo di potere che gioca in proprio in politica. Naturalmente gli scenari politici non saranno indifferenti nel calibrare gli atteggiamenti del nuovo viale dell’Astronomia: certe battaglie si faranno in un modo se ci sarà un governo di centrodestra, in un altro con un esecutivo di unità nazionale e in un altro ancora con un improbabile gabinetto guidato da Walter Veltroni. Finora Marcegaglia ha solo contratto un debito con Silvio Berlusconi chiedendogli di non mettere Antonio D’Amato (che, peraltro, sarebbe stato un ottimo ministro e il punto di riferimento del riscatto del Sud) al dicastero dell’Industria. Un debito che condivide con Luca Cordero di Montezemolo e Maurizio Beretta. Con Walter Veltroni, la situazione è invece opposta: è lei che vanta un credito. Anche se è vero che nei fatti liberarla di Massimo Calearo e Matteo Coilaninno è stato un aiuto per l’imprenditrice mantovana, mettere in lista persone che avevamo ancora cariche in Confindustria, è stato un atto se non di ostilità, almeno di scortesia.

Ma non sono solo le sorti del governo che definiranno il contesto in cui opererà la nuova presidente. Fondamentale sarà l’assetto definitivo della Cgil: la maggiore confederazione italiana è in pieno caos, non riesce a definire una proposta sulla contrattazione, ha risollevato la questione della rappresentanza in fabbrica tema su cui aprirà lo scontro con Cisl e Uil, ha mandato i suoi uomini “forti” Achille Passoni e Paolo Nerozzi in lista con Veltroni per costruire un rapporto che non c’era più con il Partito democratico e per dare una tregua a un Guglielmo Epifani, però di fatto arrivato al capolinea. La tua controparte spesso definisce anche te: ed è un bel problema per la nuova Confindustria farsi definire da una cosa così ectoplasmatica come la Cgil.

Infine si è detto come la Fiat e il suo grande alleato Bombassei abbiano dato un’ampia apertura di credito alla Marcegaglia, prendendo le distanze dalla linea fallimentare di Montezemolo. Ma i problemi della Fiat (i destini della Fiat auto, il rapporto Marchionne – Ubs, i corsi di Borsa) restano tutti. E, a seconda del loro esito, peseranno non poco sulla presidenza Marcegaglia.

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2 COMMENTS

  1. I primi passi…
    Uno dei tanti guai della ns.povera Italia è avere una classe imprenditoriale miope tesa agli interessi immediati e privatistici e a scaricare sulle spalle dei contribuenti il costo delle intraprese negative .Pronti a sfruttare il processo di privatizzazione di tante aziende pubbliche(v. Telecom,banche di pubblico interesse ecc.)in combutta con una classe politica che ha lasciato fare per connivenza,forse per incapacità o per ragioni clientelari, distruggendo tutti insieme, compresi i sindacati dei lavoratori, ricchezza nazionale e portando l’Italia a essere il fanalino di coda dell’Ue per reddito ,per stipendi , pensioni, per debito pubblico.

  2. CONFINDUSTRIA DEVE STUDIARE
    Confindustria,e non è la sola,è troppo pressata dal contingente,dai problemi a breve termine.Se vuole avere una linea operativa di lungo periodo deve studiare con calma e pazienza (studia il passato se vuoi prevedere [ e determinare] il futuro).Confindustria ha in mano un potere assai grande ma è incapace di usarlo perchè non sa dove dirigerlo.Le sue ambizioni sembrano limitate al profitto a breve ed alla navigazione a vista….Ne sono dispiaciuto.Auguro ed auspico un ampliamento di prospettiva.
    Negli anni 60 un grande industriale Giovanni Borghi(ignis oggi whirpool) si occupava perfino della vita privata dei suoi dipendenti costruendo ed affittando loro case a basso prezzo e vicinissime al luogo di lavoro=no trasporti,puntualità,legami più stretti con la produzione…).Questa strategia potrebbe indicare che forse si può più vantaggiosamente seguire la regola del profitto se si usa il potere industriale e l’abilità imprenditoriale per strutturare una società umana che funzioni senza squilibrii generando guadagni più facili,continuativi e stabili.Come fare ?
    Beh non posso dirvi tutto in due parole….

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