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I Pro-Lifers bocciano Clinton e appoggiano McCain

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L’aborto non sarà mai una questione di secondo piano nel confronto politico negli Stati Uniti. A ricordarlo sono stati, domenica scorsa, un centinaio di studenti pro-Life dell’Ohio, che hanno accolto Bill Clinton con fischi e cartelloni, durante un comizio in favore della moglie Hillary, nella cittadina di Steubenville.
L’ex presidente democratico ha perso le staffe ed ha ingaggiato un botta e risposta con gli attivisti pro-Life.

Clinton ha accusato i ragazzi di voler mandare in galera le donne che abortiscono e ha detto che un presidente come Hillary è proprio quello che ci vuole per loro. La notizia (e il video dell’alterco) è stata subito ripresa dai siti web dei movimenti impegnati nella difesa della vita. Lifenews.com ha dato voce ad uno degli organizzatori della protesta, Billy Valentine, che ha ricordato come già nel 2004, sempre a Steubenville, l’allora candidato democratico alla presidenza, John F. Kerry, fosse stato contestato da centinaia di studenti anti-aborto.

Quanto successo in Ohio è la dimostrazione che i Clinton sono visti come fumo negli occhi dai Pro-Lifers. D’altronde, Bill e Hillary hanno fatto ben poco per conquistarsi le simpatie dei difensori del diritto alla vita sin dal concepimento. Nei suoi due mandati, Bill Clinton si è mostrato invece sempre molto sensibile alle richieste dei pro-choice. Favorevole all’aborto in patria, l’ultimo presidente democratico è stato inoltre il grande sponsor dei programmi dell’ONU per la pianificazione famigliare nei Paesi in via di sviluppo. Hillary (come anche Obama) non si distanzia di molto dalle posizioni del marito. Dunque, nel partito dell’Asinello, la cosiddetta libertà di scelta delle donne ad abortire sembra rimanere un totem intoccabile.

Significativamente, proprio nelle ore in cui Bill Clinton veniva fischiato in Ohio, il movimento Pro-Life, attraverso sigle ed esponenti di spicco, ha cominciato ad esprimersi ufficialmente in favore di John McCain. Il senatore dell’Arizona, che negli ultimi giorni ha ricevuto l’endorsement (e quindi i delegati) di Mitt Romney e il sostegno di Bush senior e di Michael Reagan (figlio dell’indimenticato presidente), è ancora indigesto ad alcuni conservatori duri e puri come l’abrasiva giornalista Ann Coulter. Tuttavia, ha notato il Washington Times, l’appoggio dei Pro-Lifers segnala un cambio di atteggiamento della base repubblicana verso McCain, considerato troppo centrista da una parte del partito dell’Elefante. In un editoriale per la rivista conservatrice “National Review”, il leader Pro-Life, Gerard V. Bradley, definisce McCain la migliore scelta possibile per gli anti-abortisti. Il senatore dell’Arizona, scrive il giurista, si è sempre opposto all’aborto nei suoi 24 anni al Senato. In effetti, scorrendo il “voting record” di McCain sui temi della vita si nota che, solo in due casi, il suo voto è stato in contrasto con le posizioni dei Pro-Lifers: quando McCain ha votato sì alle ricerche sui tessuti di feti abortiti e quando si è espresso in favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Su quest’ultimo punto, peraltro, il senatore repubblicano ha in parte corretto il tiro, esprimendo il proprio favore per le ricerche sulle staminali adulte.

L’endorsement di Bradley come di altri leader Pro-Life (Matt Salmon e Christopher H. Smith) si spiega soprattutto con l’impegno preso da McCain a nominare giudici contrari all'aborto alla Corte Suprema. Furono proprio i supremi giudici, esattamente 35 anni fa, a legalizzare l’aborto con la sentenza Roe vs Wade, che nel 1973 dichiarò incostituzionali le leggi antiabortiste approvate a livello statale. McCain promette di ribaltare quella sentenza (sul sito web della sua campagna elettorale, un capitolo del programma si intitola appunto “Overturning Roe v. Wade”). Il veterano del Vietnam s’impegna a nominare giudici conservatori, come quelli scelti da George W. Bush, per far rimandare ai singoli Stati la questione della regolamentazione dell’aborto. McCain riconosce il grande lavoro svolto dai gruppi pro-vita. Questi, sottolinea, hanno fornito servizi e sostegno alle donne con gravidanze difficili ed hanno cambiato la mentalità di molti americani, attraverso gli sforzi pazienti delle comunità di ispirazione religiosa. “L’aborto”, ricorda il candidato in pectore dei Repubblicani, “è innanzitutto una tragedia umana. Per produrre dei cambiamenti efficaci, dobbiamo allora impegnarci nel dibattito tenendo presente questa umanità”. (pubblicato il 18 gennaio alle 22.15)

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