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Ichino, l’art.18 e la fatwa sindacale

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“Chi tocca l'Articolo 18 muore. E badate, non e' un'iperbole: c'è chi ha perso la vita su questa questione”. A Pietro Ichino non difettano certo chiarezza del pensiero e coraggio intellettuale e per questo ci permettiamo di sottoporgli alcuni dubbi. Professor Ichino Lei crede davvero che sia ragionevole supporre che il Partito democratico, una volta al Governo possa avere la forza ed il coraggio di sfidare quella che, come Lei stesso dice, rappresenta una fatwa sindacale?

Lei attacca Tremonti che, memore dello sciopero generale del 2002 contro il Governo Berlusconi reo di aver sfidato la fatwa, dalla questione dell’articolo 18 vuole tenersi più alla larga possibile. Su questo possiamo anche darLe ragione. In questi giorni il Popolo della libertà appare francamente quasi immobile, troppo concentrato sulla risoluzione dei conflitti interni, troppo preoccupato di vedere capovolto un risultato elettorale che in partenza appariva scontato. In una certa misura è un atteggiamento comprensibile. E’ regola che in campagna elettorale l’iniziativa tocca a chi parte in svantaggio, mentre chi è in testa nei sondaggi può adottare una strategia più prudente ed attendista. Peraltro, riteniamo che di fronte al confuso attivismo di Veltroni una maggiore capacità di reazione sia opportuna. Del resto a volte la prudenza è pericolosissima.

E proprio la questione dell’articolo 18 offre una splendida occasione per svelare i trucchi del budino in salsa buonista che Veltroni sta propinando agli italiani. Lei ha chiarito con il lìder maximo quale sarà la posizione del partito sui temi del mercato del lavoro e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in particolare? Ha chiarito se sul punto la linea programmatica del PD sarà la Sua o quella di Nerozzi e degli altri leader sindacali che Le faranno compagnia in lista? E se, come riteniamo la posizione veltroniana sarà “l’argomento non è all’ordine del giorno” - come ha prontamente suggerito il leader sindacale Bonanni - ebbene allora ci permettiamo di domandarLe “ma Lei che ci sta a fare nelle liste del PD?” La Sua professore è un'eroica vocazione al martirio o, più modestamente, vuole solo rinverdire i fasti della stagione degli indipendenti di sinistra (gli intellettuali chiamati dal PCI  a fare un giro di giostra in Parlamento e messi in condizione di non contare assolutamente nulla nella determinazione della linea politica del partito)?

(a.m.)

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