Ichino, l’art.18 e la fatwa sindacale

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Ichino, l’art.18 e la fatwa sindacale

Ichino, l’art.18 e la fatwa sindacale

27 Febbraio 2008

“Chi
tocca l’Articolo 18 muore. E badate, non e’ un’iperbole: c’è chi ha perso la
vita su questa questione”. A Pietro Ichino non difettano certo chiarezza del
pensiero e coraggio intellettuale e per questo ci permettiamo di sottoporgli
alcuni dubbi. Professor Ichino Lei crede davvero che sia ragionevole supporre
che il Partito democratico, una volta al Governo possa avere la forza ed il
coraggio di sfidare quella che, come Lei stesso dice, rappresenta una fatwa sindacale?

Lei attacca Tremonti
che, memore dello sciopero generale del 2002 contro il Governo Berlusconi reo
di aver sfidato la fatwa, dalla
questione dell’articolo 18 vuole tenersi più alla larga possibile. Su questo
possiamo anche darLe ragione. In questi giorni il Popolo della libertà appare
francamente quasi immobile, troppo concentrato sulla risoluzione dei conflitti
interni, troppo preoccupato di vedere capovolto un risultato elettorale che in
partenza appariva scontato. In una certa misura è un atteggiamento comprensibile. E’ regola che in campagna
elettorale l’iniziativa tocca a chi parte in svantaggio, mentre chi è in testa
nei sondaggi può adottare una strategia più prudente ed attendista. Peraltro,
riteniamo che di fronte al confuso attivismo di Veltroni una maggiore capacità
di reazione sia opportuna. Del resto a
volte la prudenza è pericolosissima.

E
proprio la questione dell’articolo 18 offre una splendida occasione per svelare
i trucchi del budino in salsa buonista che Veltroni sta propinando agli
italiani. Lei ha chiarito con il lìder
maximo
quale sarà la posizione del partito sui temi del mercato del lavoro
e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in particolare? Ha chiarito se
sul punto la linea programmatica del PD sarà la Sua o quella di Nerozzi e degli altri leader
sindacali che Le faranno compagnia in lista? E se, come riteniamo la posizione
veltroniana sarà “l’argomento non è all’ordine del giorno” – come ha
prontamente suggerito il leader sindacale Bonanni – ebbene allora ci permettiamo
di domandarLe “ma Lei che ci sta a fare nelle liste del PD?” La Sua professore è un’eroica
vocazione al martirio o, più modestamente, vuole solo rinverdire i fasti della
stagione degli indipendenti di sinistra (gli intellettuali chiamati dal
PCI  a fare un giro di giostra in
Parlamento e messi in condizione di non contare assolutamente nulla nella
determinazione della linea politica del partito)?

(a.m.)