Home News Idv in crisi, anche Giulietti mette a rischio il “patto”. Il pm a proposito di Del Turco: nuova Tangentopoli

Idv in crisi, anche Giulietti mette a rischio il “patto”. Il pm a proposito di Del Turco: nuova Tangentopoli

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Ormai è certo: il partito di Di Pietro travolto dalla manifestazione di piazza Navona.

La manifestazione dell'8 luglio che doveva ricostituire idealmente un fronte unitario e solidale di opposizione al Governo, si è rivelata improduttiva e anzi effettivamente controproducente. Ma Di Pietro, prendendo a pretesto il terremoto giudiziario che ha colpito la regione Abruzzo, afferma: "Stiamo tornando a Tangentopoli, ma non a Mani Pulite, visto che c'è un Parlamento che fa delle leggi non per aiutare, ma per fermare la giustizia. Noi siamo sempre stati fuori dalla politica di governo nelle regioni e abbiamo sempre evitato di partecipare alla spartizione della torta. Ecco perché - conclude l'ex pm - occorre un ricambio generazionale ed io invito a guardare alle persone e non ai partiti".

Peccato che il suo partito sia in crisi profonda. Uno dei primi segnali negativi era arrivato da Jean-Leonard Touadi, nero eletto nella lista dell'ex pm, il quale all'indomani della manifestazione ha deciso di aderire al Partito Democratico di Veltroni. In particolare la decisione di Touadi di lasciare l'Idv concerne la mancata presa di posizione del partito riguardo le parole pronunciate a Piazza Navona contro il Capo dello Stato, il Pontefice e il PD.

Oggi è arrivata l’ennesima presa di posizione: un'altra personalità politica iscritta al gruppo parlamentare  dell'Italia dei valori, Giuseppe Giulietti, ha espresso il suo dissenso rispetto al partito dell'ex magistrato, dissociandosi dai temi trattati alla manifestazione. Giulietti sottolinea che la sua disapprovazione è di natura politica e  non umorale; precisa inoltre che Piazza Navona ha fallito miseramente l'obiettivo principale che sarebbe dovuto essere quello di creare un fronte unito e compatto a difesa della Costituzione, e non quello di formarne uno ancora più frammentato e diviso. Giulietti insiste sull' imprescindibilità dell'unione delle forze di opposizione, pur nel rispetto delle diverse posizioni politico-ideologiche.” Se c’è qualcosa che rimprovero è alle modalità di gestione di piazza Navona- afferma il deputato-  che hanno non poco contribuito a deviare l’attenzione da quelli che sono i temi fondamentali per il paese. La manifestazione, per come sono andate le cose, non ha colto il suo obiettivo perché il giorno dopo non si è creato un fronte più ampio per la difesa della Costituzione ma, al contrario, si è ulteriormente frammentato. Noi  siamo per la categoria del rispetto delle diverse posizioni. Non ci piacciono i tentativi di demonizzazione dell’intera piazza e neanche il tentativo di buttare quasi fuori Di Pietro fuori dal Parlamento. Ma non crediamo alla prospettiva politica indicata da Grillo, non crediamo alle divisioni delle forze di opposizione”.

Più morbida la posizione di Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv, il quale definisce legittime le critiche dell'on. Giulietti, pur non condividendole nella sostanza. Donadi ha evidenziato l'utilità di una riflessione in seno al partito per focalizzare correttamente gli obiettivi prioritari, non dissociandosi dagli eventi di piazza Navona. Il capogruppo Idv ha inoltre precisato che per una formazione politica in crescita, almeno secondo i sondaggi, sarebbe un errore imperdonabile chiudersi nel recinto della manifestazione e della sua piattaforma culturale. Donadi afferma che l'Idv costituisce una sorta di trade d'union tra l'elettorato di sinistra e quello moderato e per questo serpeggia una certa preoccupazione a causa della esasperazione dei toni, rilevata nel corso dell'evento. Il pericolo maggiore, secondo Donadi, è quello di poter accostare l'Idv alla sinistra radicale, considerato l'attacco frontale al Papa, alla chiesa e al presidente della Repubblica.

Nonostante l'abbassamento dei toni di alcuni esponenti dell'Idv, l'impianto e la linea politica seguita dalle opposizioni di sinistra è sempre la stessa da molti anni ormai: la continua demonizzazione dell'attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Gli esponenti del centrosinistra usano l'antiberlusconismo come punta di diamante della loro azione politica, evidentemente per il fatto di non avere controproposte serie ed efficaci da presentare in Parlamento. Sarebbe utile al paese concentrare le forze e le idee alla ricerca di una linea d'azione politica costruttiva e non disfattista.

 

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