Il bio-testamento supera la prova del Senato tra colpi di scena e proteste
27 Marzo 2009
di Redazione
Alla fine il Senato ha votato. Dando il via libera al disegno di legge sul testamento biologico. Il ddl Calabrò è stato approvato con 150 voti a favore, 123 contrari e 3 astenuti. Il primo passo è fatto, e ora il testo passa all’esame della Camera dove già si preannuncia una battaglia dura e intensa.
«Quello appena concluso con il voto dell’aula – dichiara il presidente del Senato, Renato Schifani, prima di dare il via alla votazione – è stato un confronto libero e franco, guidato solo dalla coscienza di ognuno. A conclusione di questo dibattito – aggiunge Schifani – consentitemi di manifestare, come presidente del Senato, il mio riconoscimento a tutti voi per il lavoro svolto. Non posso non sottolineare come tutti noi abbiamo in questi mesi adempiuto a un obbligo: quello di contribuire a dotare il Paese di una disciplina in una materia che la richiedeva con forza da tempo, e che ci vedeva tra i pochi che ancora ne erano privi».
Una seduta, quella di Palazzo Madama, vissuta fino in fondo e carattarizzata da un duro scontro tra maggioranza e opposizione. L’atmosfera si è surriscaldata soprattutto quando l’Aula ha dato il via libera con 141 sì e 111 no e 4 astensioni all’art. 4 del ddl, quello che riguarda la forma e la durata della dichiarazione anticipata di trattamento. Ed è passata una modifica sostanziale al testo di legge in esame che, accogliendo un emendamento dell’Udc, cancella, di fatto, la vincolatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat) per i medici. Il voto, come era prevedibile, ha scatenato una bagarre in aula, con le proteste violente dell’opposizione, che ha accusato la maggioranza di aver “svuotato la legge”. Ma Il provvedimento fissa due paletti precisi: no all’eutanasia di Stato e no all’accanimento terapeutico. E – rispedendo le accuse al mitente – la maggioranza sostiene di essersi mossa all’interno di questi paletti.
Maggioranza che esulta. Quella approvata in Senato, dichiara il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, «è una legge elaborata guidati dal senso assoluto della difesa del diritto alla vita. La maggior parte di noi – dice l’esponente del Pdl – concorda che su questo tema non si sarebbe dovuto legiferare, ma a sfidare il Parlamento è stata la magistratura, con interventi che abbiamo giudicato fuori dall’ordinamento. E assieme alla magistratura, a sfidare il Parlamento, è stata una lobby che vuole spostare più in là la frontiera dei diritti, introducendo l’eutanasia senza neanche prendersi il disturbo di chiamare le cose con il loro nome». Senza nominarla espressamente, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri dedica a Eluana Englaro l’approvazione del ddl. «Il Senato – afferma in una nota – ha scelto per la vita, contro il partito della morte e dell’eutanasia. Avremmo voluto fare prima una legge che impedisse eventi drammatici. Dedichiamo il voto di oggi a chi non c’è più. A chi ogni giorno assiste chi soffre, alle suore di Lecco in particolare. Siamo certi che il dibattito proseguirà con serietà e maturità. Noi abbiamo seguito la nostra coscienza. Coesi e sereni. Questa legge è un elemento identitario del Pdl che nasce. È stato un buon giorno per il Senato e per la Repubblica».
Mentre insorge l’opposizione di centrosinistra – nonostante il dissenso di alcuni senatori cattolici -, secondo la quale questo ddl è anticostituzionale, promettendo un’altra battagli. Il Partito democratico promette una nuova battaglia parlamentare alla Camera. Duro il commento di Anna Finocchiaro: «Da parte vostra – attacca il presidente dei senatori del Pd, rivolgendosi alla maggioranza – ho visto solo paura e sordità. E io sono forte di tutto questo nell’annunciare il voto negativo del partito democratico a questa legge, mentre, nello scrosciare dei vostri applausi, morirà la libertà sancita dall’articolo 32 della Costituzione, quello voluto da Aldo Moro».
Altro capitolo quello dei dissidenti. I casi di coscienza, in qualche caso divenuti casi politici, non sono mancati. Ma su queste materie in entrambi gli schieramenti si era lasciata libertà di coscienza per il vot.. Nel PdL non ha partecipato al voto Laura Bianconi, ma hanno votato contro Marcello Pera, Antonio Paravia e Ferruccio Saro. Lucio Malan si è astenuto. Nel Pd, invece, sono stati confermati i voti di dissenso dal gruppo, e dunque favorevoli al ddl, di Emanuela Baio e Cluadio Gustavino. Non ha partecipato al voto il senatore Luigi Lusi.
