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In attesa del risultato definitivo

Il Cile va al ballottaggio e Piñera “sdogana” la destra del dopo-Pinochet

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Sebastian Piñera è un imprenditore prestato alla politica. Ha saputo unificare la destra cilena, conquistandosi un buon successo al primo turno delle politiche che si sono svolte nei giorni scorsi: il 44,23 per cento dei consensi, a fronte del 29,62 per cento dell’avversario, l’ex presidente Eduardo Frei, un onesto funzionario di partito ma di scarso carisma. Per conoscere il risultato definitivo delle elezioni dovremo aspettare comunque il ballottaggio, previsto per il prossimo 17 gennaio, quando si riveleranno determinanti i voti andati al primo turno al giovane indipendente Marco Enriquez-Ominami (20,12 per cento) e al comunista 60enne Jorge Arrate (6,21 per cento).

Il punto è che in Cile si chiude un’epoca – quella della “Concertación”, l’ampia alleanza tra socialisti e democristiani che negli anni Novanta ha garantito la transizione alla democrazia, dopo il periodo buio della giunta Pinochet –  e il Paese potrebbe virare a destra, piuttosto che affidarsi a una nuova, maxicoalizione di sinistra, destinata a continue lotte fratricide e che non è più supportata da una solida maggioranza parlamentare.

Sebastian Piñera nasce 60 anni fa, figlio di José Piñera Carvalho, ambasciatore in Belgio e presso l’ONU. Consegue la laurea in economia all’Università Cattolica di Santiago ed il master in gestione d’impresa ad Harvard negli anni ‘70. La sua attività di imprenditore inizia nel settore dell’edilizia, per poi impegnarsi nel settore informatico ed immobiliare prima di acquisire diverse quote nel campo televisivo (proprietario di Chilevision), dei trasporti aerei (LAN Chile), e calcistico (è azionista del “Colo Colo”, blasonata squadra di calcio di Santiago). Le sue fortune sono stimate in un miliardo e mezzo di dollari. 

La sua carriera politica inizia ufficialmente vent'anni fa, quando decide di candidarsi come deputato, dopo aver ricevuto dure critiche dal suo stesso partito, Renovación Nacional, per essersi schierato contro Pinochet nel referendum dell'88. E' proprio per la sua opposizione ai settori della destra più conservatrice e vicina ai militari che alcuni supporter di Pinochet sequestrano il figlio di Pinera per alcune ore (siamo nel '93). In almeno due circostanze la sua candidatura alla presidenza viene “sacrificata”: prima nel '92 per il Piñeragate (quando lo accusano di aver predisposto una trappola scandalistica nei confronti della rivale Evelyn Matthei, registrata dal canale tv Megavision), poi nel '98 in favore di Joaquin Lavìn, per un patto politico fra i partiti d’opposizione. Nel 2005 è il candidato che la destra ancora divisa scegli per sfidare Michelle Bachelet (Pinara perde di 6 punti al ballottaggio).

Nel 2007 Forbes lo inserisce nella classifica degli uomini più ricchi del mondo e lui, in prospettiva della candidatura presidenziale, decide di rinunciare alla direzione delle sue aziende LAN Chile e Quintec. Piñera è un personaggio atipico della destra cilena, liberista, favorevole alle unioni omosessuali e interessato alla prosecuzione della campagna giudiziaria sui reati della dittatura di Pinochet. Piace alla classe media, agli elettori delusi di destra e sinistra, perché attacca i burocrati e dice di voler combattere la corruzione, senza stravolgere le politiche sociali della Bachelet. Pensa all’ambiente, all’occupazione, a una guerra serrata contro il narcotraffico. Per molti è il “Berlusconi cileno”, altri lo paragonano a Bloomberg e Cardoso.

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