Il dilemma di Renzi, la responsabilità dei moderati

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Il dilemma di Renzi, la responsabilità dei moderati

Il dilemma di Renzi, la responsabilità dei moderati

16 Dicembre 2014

Nessuno, come ha giustamente detto Alfano, auspica una scissione all’interno del partito democratico,  ma che possa verificarsi è assai probabile. Ci sono segmenti legati a un’idea landinista della società che sono entrati in competizione con la visione ultra riformista del premier.

Essi sembrano  identificarsi con  la proiezione di una base post-operaista , ovviamente legittima e democratica,  e forse non nascondono una certa insofferenza verso le origini non ortodosse (in termini di sinistra) dello stesso Renzi.

Nel quadro generale di incertezza il senso di responsabilità di Ncd e dei gruppi parlamentari appena costituiti rappresentano una garanzia per il Paese, che va apprezzata e valorizzata. Se la nuova configurazione del PD è ancora più simile alla socialdemocrazia europea può essere possibile immaginare che l’alleanza dell’esecutivo diventi politica.

Ncd e Udc hanno dimostrato,  in Calabria,  di esserci. Quel nove per cento, conquistato in condizioni difficili,  va però innaffiato. La governabilità è oggi una necessità ma non può diventare un alibi. La collocazione di Ncd al centro la rende autonoma nelle scelte opzionali future. Ed è per questo che a Renzi conviene, sin dalla periferia, essere interlocutore stabile di un partito che sta per superare il varco dell’adolescenza strutturandosi in soggetto stabile e credibile.