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Il dilemma di Renzi, la responsabilità dei moderati

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Nessuno, come ha giustamente detto Alfano, auspica una scissione all'interno del partito democratico,  ma che possa verificarsi è assai probabile. Ci sono segmenti legati a un'idea landinista della società che sono entrati in competizione con la visione ultra riformista del premier.

Essi sembrano  identificarsi con  la proiezione di una base post-operaista , ovviamente legittima e democratica,  e forse non nascondono una certa insofferenza verso le origini non ortodosse (in termini di sinistra) dello stesso Renzi.

Nel quadro generale di incertezza il senso di responsabilità di Ncd e dei gruppi parlamentari appena costituiti rappresentano una garanzia per il Paese, che va apprezzata e valorizzata. Se la nuova configurazione del PD è ancora più simile alla socialdemocrazia europea può essere possibile immaginare che l'alleanza dell'esecutivo diventi politica.

Ncd e Udc hanno dimostrato,  in Calabria,  di esserci. Quel nove per cento, conquistato in condizioni difficili,  va però innaffiato. La governabilità è oggi una necessità ma non può diventare un alibi. La collocazione di Ncd al centro la rende autonoma nelle scelte opzionali future. Ed è per questo che a Renzi conviene, sin dalla periferia, essere interlocutore stabile di un partito che sta per superare il varco dell'adolescenza strutturandosi in soggetto stabile e credibile.

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