Il futuro è degli Oscar Pistorius

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Il futuro è degli Oscar Pistorius

17 Gennaio 2008

Ma la biomeccanica non è mica un’opinione, una tra le tante, una di quelle
nei confronti della quale la Iaaf (la federazione internazionale di atletica
leggera) pecca di “cinismo” e dimostra “una sensibilità da burosauri”, roba da
“invocare il tribunale dei diritti dell’uomo” (Candido Cannavò).

Gli sprinter dell’indignazione sono scattati veloci al primo lancio
d’agenzia, battuta l’ultima sul caso Pistorius: l’atleta sudafricano non può gareggiare
sotto l’egida Iaaf, in quanto le
sue protesi lo avvantaggiano troppo. Punto. Vedi altresì lo studio in materia
dell’Università di Colonia. E vedi il regolamento federale alla voce divieti,
onde evitare vantaggi e svantaggi di partenza. Arrivano presto reazioni
variamente contrariate, scandalizzate, disgustate. Signora mia, dove andremo a
finire, non c’è più religione, non è più sport. Piano. Ci vuole molta più calma
(olimpica), per afferrare portata e significato della suddetta presa di
posizione. Urge anzitutto contestualizzarla nel suo preciso ordine di
riferimento: nello specifico quello tecnico-giuridico, se non si era capito. E
non si era capito, ammesse e non concesse le obiezioni di buona coscienza. È
necessario riportare il discorso ai suoi termini sportivi. È doveroso
richiamare il principio della competizione tra pari. Serve a tutti ricordare
l’eccezionalità del fenomeno, s’intende senza eguali al presente e senza
precedenti nella storia. Parla chiaro Antonio Dal Monte, da una vita professore
Coni: “Di questi tempi vanno difesi e tutelati i poveri normodotati in carne e
ossa, altroché i recordmen in fibra di carbonio”. Basta così? Per carità. C’è
dell’altro, e questa volta per la soddisfazione generale.

Il futuro è degli Oscar Pistorius, degli atleti disabili aiutati da nuovi
materiali, da ulteriori accorgimenti, dalla riorganizzazione del movimento. I
paradossi e le anomalie legali d’oggigiorno risentono della splendida
solitudine che circonda il velocista di Pretoria, un uomo in fuga, un fuori%0D
categoria per gli stessi standard paralimpici (Claudio Arrigoni, Gazzetta
dello Sport del 12/12
). Avanti con la ricerca sulle protesi da
prestazione, allora. Forza e coraggio agli amputati bilaterali che scenderanno
in pista sulle sue orme – del resto già ben segnate – e cosa importa se lontano
da Pechino, lontano dai normalissimi giochini olimpici dei soliti (più o meno
abili) normodotati. Viva viva la differenza: anche quella di categoria.