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Gli impegni con l'Europa e la credibilità dell'Italia

Il futuro Governo dovrà portare avanti l’agenda Monti e rifuggire i populismi

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L’ultima trovata dell’opportunismo nostrano, tanto di sinistra quanto di destra, si chiama <salvaguardia della sovranità nazionale>. Il tema sembra essere uno dei capisaldi del manifesto e del movimento che Giulio Tremonti ha annunciato di fondare, è invocato da fior di editoriali ed articoli sull’Unità, per non parlare delle allocuzioni quotidiane della stampa più sgangherata (praticamente tutta) che fa riferimento al centro destra.  Il fronte è ampio e composito, dunque. Ma la preoccupazione più singolare è quella della sinistra.

Il Pd, infatti, si proclama europeista, chiede di andare avanti nel processo di integrazione politica, ha rivendicato quel ruolo attivo della Bce (il sostegno antispread ai titoli di Stato dei Paesi in difficoltà) che Mario Draghi è riuscito ad ottenere. Da dove scaturisce, allora, questa esigenza di sovranità a rischio, sbandierata a tutto campo? Semplice, quando si tratta di ricevere aiuti non vi sono problemi: la chiamano solidarietà. Ma se gli aiuti sono condizionati a precisi impegni di risanamento e di riforme, ecco che viene meno l’indipendenza nazionale e che le istituzioni europee e gli Stati più virtuosi (al dunque la Germania) vengono indicati come i nuovi nemici pubblici. Mario Monti si sforza di sostenere che è sbagliato incolpare l’Europa per le misure severe che il Paese deve assumere.

Nessuno, però, si sforza a raccontarsi la verità: perchè gli Stati-formica dovrebbero essere solidali con gli Stati-cicala, quando è chiara la loro intenzione di rimanere tali? Se nel contesto di questa tremenda ed infinita crisi un Paese è più in difficoltà di un altro, non è colpa di un destino cinico e baro, ma è in larga misura conseguenza delle scelte politiche che sono state fatte o ignorate nel corso del tempo. Noi ci auguriamo che l’Italia non abbia mai bisogno di chiedere l’intervento della Bce e che continui questa situazione di criticità sostenibile (immaginavamo un agosto tremendo: una profezia che fortunatamente non si è avverata).

Ma non troviamo nulla di strano ad adempiere a delle precise condizioni se ci fosse la necessità di dover attingere a risorse comuni. Purtroppo è sempre più inquietante la deriva di larghi settori del Pd, le cui posizioni sono vieppiù condizionate dalla alleanza con il Sel, il quale ha deciso, da ultimo, di associarsi all’Idv nel promuovere un referendum contro la legge Fornero, inalberando lo sdrucito stendardo di una difesa dell’articolo 18 (ben poco minacciato dalle nuove disposizioni). Man mano che si avvicina l’appuntamento elettorale più si aprono contraddizioni tra il Pd e il Governo Monti, che poi sono soltanto divergenze tra un partito che dà per scontato di vincere le elezioni e la politica europea.

E’ visibile la tentazione di voltare pagina, in nome di <un’altra Europa> che esiste solo nelle chiacchiere. Tanto che persino il presidente della Repubblica ha avvertito la necessità di garantire (come potrà farlo visto che il suo mandato scadrà subito dopo le elezioni?) che l’Italia manterrà gli impegni, qualunque sia il risultato delle urne. Questo insieme di contraddizioni potrebbe aprire una prateria davanti all’iniziativa politica del Pdl che, a mio avviso, deve intestarsi il più possibile una linea di coerenza nei confronti dell’attuale esecutivo e dei risultati ottenuti. Ecco allora l’esigenza di definire una legge elettorale (con un modesto premio al partito più votato) che non escluda la possibilità di una maggioranza e di un Governo che, nella prossima legislatura, continuino a portare avanti l’agenda Monti. Purtroppo, pur con tante differenze interne, il Pd farà campagna per svuotare le riforme più apprezzate sul piano internazionale, a partire da quella sulle pensioni attraverso la strumentalizzazione del problema degli esodati.

Oggi la credibilità politica dell’Italia si gioca sul terreno dell’affidabilità delle forze che governeranno nella prossima legislatura. Ovviamente, saranno gli elettori a scegliere. Ma la continuità di una linea di risanamento, in coerenza con l’Europa, può essere un ottimo argomento per la campagna elettorale, rifuggendo dai populismi che minacciano la nostra stabilità. La lotta a questi fenomeni va fatta con la stessa determinazioni con cui, nel secondo dopoguerra, venne contrastato il comunismo, la cui affermazione avrebbe prodotto non solo perdita della libertà, ma anche degrado economico e povertà. Mentre nel 1957, quando erano trascorsi appena 12 anni dalla fine della guerra in Europa, nei sei Paesi fondatori della Comunità, saldamente agganciati ai valori politici ed economici dell’Occidente il tasso medio di disoccupazione non arrivava al 2%.

 

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7 COMMENTS

  1. Solo per chiarezza,
    Solo per chiarezza, l’espressione “rifuggendo dai populismi che minacciano la nostra stabilità” va letta come “evitando ogni confronto democratico su cosa significhi restare dentro questa Europa”?

  2. la linea del risanamento
    Quale sarebbe la “continuità di una linea di risanamento”? A leggere certi articoli sembra di vivere nel mondo dei sogni. Non vi è alcuna “linea di risanamento”. Il ferro di lancia sarebbe la cosidetta “riforma del mercato del lavoro”? quella stessa che metterà sul lastrico molti precari che avevano comunque un magro stipendio?
    Oppure il risamento comincerà con la proibizione delle bibite “malsane”, e la fuga delle barche da diporto? Non si capisce quale è il risanamento del governo Monti, o meglio se ne vedono i risultati: PIL che continua a scendere, spread che risalirà ai 500 punti (non eppana esaurito l’effetto Draghi), aziende che falliscono. Un deserto, sul quale troneggeranno Equitalia ed Agenzia delle Entrate, liete di avere sgominato gli evasori, ed aziende decotte come l’Alcoa, che sarà mantenuta con l’ultimo sangue e sudore degli Italiani.

  3. No, non ci siamo proprio
    Quale risanamento, di grazia? Non è forse chiaro che il ragionier Monti ci sta trascinando nel baratro, svuotando il Paese di risorse vitali in nome di equilibri contabili che possono attizzare la fantasia di qualche euro zombie, ma che certo non possono ingannare la vasta platea degli operatori economici, a partire dalle signore che guidano i carrelli lungo gli scaffali dell’Esselunga per finire, all’altro capo della catena alimentare, agli investitori istituzionali? Nossignore, al PdL non sarà sufficiente argomentare in continuità con l’azione dell’attuale Governo, né può sperare che le contraddizioni della sinistra possano trasformarsi in praterie per il centrodestra. Anche l’armata che Prodi raffazzonò nel ’96 era un grumo di incongruenze, ma vinse ugualmente (attenzione a non confondere tra loro prateria e tundra). I potenziali “likers” del PdL vogliono sentire una parola sola: “taglio”. Fare melina su Bersani servirà a poco. Del resto, a cercare di intestarsi gli inesistenti meriti del varesotto già ci sta provando Casini con la sua ennesima farsa. Inseguendo quel 37% di italici masochisti che vedrebbero di buon occhio un futuro quinquiennio di premierato montiano, il felsineo si è inventato un mostro mitologico: testa e busto di fatina (bacchetta magica a riformare tutto ciò che tocca), zampe da elefante ben piantate nel più inquietante retroterra clientelate democristiano, profondo quanto le rughe dei tetri vegliardi che l’ex forlaniano ha avuto la brillante idea di
    riesumare per grattare dal peggiore Sud (quello che sulla spesa pubblica cresce rigoglioso) anche il voto dell’ultimo parassita disponibile su piazza. Per dire, anche ad “Italia Futura” (la casa di “sor Tentenna”) si sono accorti del pallore della strategia Casiniana e l’hanno ridicolizzata in un godibilissimo post. Ormai solo “workshop man” (il ministro trottola che sinora ha solo cianciato con piglio manageriale ed in perfetto stile consulenziale di tavoli di lavoro, senza produrre alcunché) e l’ex presidente di confindustria (il cui spessore è facilmente misurabile dalla profondità dell’impronta lasciata nei quattro anni passati nella plancia di comando del sindacato degli industriali) paiono convinti della bontà del progettone neo democristiano. E’ vero: il PdL ha delle praterie di fronte a sè. Ma, per attraversarle di corsa, deve smettere di guardare a ciò che fanno i suoi conciatissimi concorrenti (o, peggio, inseguirli) e ridare coraggio ai milioni di antistatalisti che soffrono in questo limbo di Paese, presentando piani credibili di smantellamento del Leviatano (cominciando magari a trovare ispirazione nel libro “Sudditi” recentemente edito da Ibl).

  4. Polemiche sterili e acide, politica fruttuosa e previdente
    “(immaginavamo un agosto tremendo: una profezia che fortunatamente non si è avverata)”. Bene dunque, in attesa di tempi migliori. Fra una trovata e l’altra, ecco, ognuno ha le sue immaginazioni profezie e ognuno ha la sua realtà. Del resto non siamo al punto della Grecia, siamo anzi tutti consapevoli che il peggio è in agguato e non ha limiti, che l’instabilità non pone limiti al danno. L’onorevole Cazzola ed io abbiamo tempo davanti, mentre si persevera in questa linea di risanamento che sempre più efficacemente influisce sulle nostre menti, avremo tempo e chiarezza per ‘portare avanti’ l’Agenda Monti (a proposito: in quale fase siamo ora? ancora quella della predisposizione dell’aggravamento del declino o già in quella – che so – della nuova geografia dei tribunali?), per sostenere una lungimirante politica europea europofila (quale? Draghi, Merkel, Van Rompuy, Napolitano, Schulz… ?) che spalanca – alla faccia del PD divergente – praterie libere e piatte per montuosi piani quinquennali. Peccato non avere un Brezhnev.

  5. il futuro governo dovrà fare i tagli alla casta che ci spolpa
    “l’agenda Monti” è una fandonia che non esiste ed è quella che ha affossato l’economia italiana, riuscendo solo a dissanguare i cittadini, con supertasse tese a salvare le banche e ad aggravare una recessione che non si vedeva da un secolo a questa parte. Il debito pubblico è aumentato, le imprese chiudono e la disoccupazione aumenta sempre più. E’ questo il risanamento effettuato da Monti! Quando avrà finito di spolparci i nostri risparmi, non ci resterà che piangere per non averci saputo ribellare a questi vampiri.

  6. Opinione
    Il risanamento deve continuare ma con un altra solfa. Io spero che il PD metta mano alla modifica della legge sulle pensioni: ho 59 anni e 38 anni di contributi, in Cassa int. Straordinaria da azienda fallita, ditemi voi se sia giusto sopportare l’obbrobrio del duo Monti/Fornero. Il PD deve cambiare tutto e mandare a casa Monti alla faccia della credibilità nei confronti dell’europa.

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