Il Gattopardo di Veltroni si chiama Colaninno

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Il Gattopardo di Veltroni si chiama Colaninno

20 Febbraio 2008

Caro Principe di Salina, hanno provato a farci credere
che non avremmo avuto scampo. Che la bislacca cultura politica di questo scorcio
d’eternità, chiamato XXI secolo, avrebbe navigato col vento in poppa verso le
sicure rive del post-modernismo.

Che la buriana nuovista ci avrebbe travolto
lasciandoci così, senza fede né patrie, senza padri né storia. Ci siamo fidati,
ignavi e maldestri. Ma poi è arrivata la rassicurazione sinistra.

E “Mister ma anche” ci ha
ricordato che si può essere “nuovisti” ma anche “passatisti”, soprattutto se si
tratta di amici di lunga data. Ecco allora comparire nelle liste del Partito democratico
il nome del “nuovo” Matteo Colaninno, vicepresidente del gruppo Piaggio e
presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, figlio del “vecchio”
Roberto. Proprio lui, il capofila dei capitani coraggiosi di casa a Mantova e
Brescia, che nella primavera del 1999 diedero vita alla “madre di tutte le
scalate”. Quella su Telecom. Assaltata con cento miliardi di lire fantasma,
frutto di prestiti bancari e speculazioni borsistiche, e supportata dall’unica
merchant bank nella quale non si parlava – e probabilmente neppure ora si parla
– l’inglese, la Palazzo
Chigi Spa di Massimo D’Alema e della sua corte.  Un’Opa che fallì nel giro di due anni,
nonostante le grida di giubilo e i botti di spumante pidiessino, e che abbandonò
i risparmiatori alle derive del loro destino. Altro che scogli sicuri del
futuro.

E’ dunque il capitalismo
senza capitali, che Veltroni trascina nel Pd. Senza possibilità di redenzione
né conversione per la sinistra di lotta e di governo. Sinistra che si appella
alla modernità nuova e liquida, e che i conti con il proprio passato li ha
fatti eccome. Decidendo che andava bene così. Avanti tutta.

Esatto, ha capito bene, caro
Principe. E’ cambiato tutto, perché tutto restasse com’era. Pensavamo
meravigliati alla Sua Sicilia, guardiamo tristi e disillusi alla nostra (?)
Italia. Senza neanche un Tancredi con cui divertirsi, con cui parlare. Qui ci è
rimasto un Colaninno. A ciascuno il suo.

Per sempre, un italiano
nostalgico.