Il Giappone rinuncia alla caccia alle balene megattere

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Il Giappone rinuncia alla caccia alle balene megattere

Il Giappone rinuncia alla caccia alle balene megattere

21 Dicembre 2007

Il Giappone rinuncia, almeno per un anno, alla caccia alle balene
megattere nell’Antartico. Le decisione, presa dietro forti
pressioni internazionali, è stata annunciata dal funzionario del governo di
Tokio Nobutaka Machimura.

L’annuncio
è il primo segnale di apertura che arriva da Tokio, dopo una crescente campagna
internazionale contro l’annuale mattanza nel sud del Pacifico. Sei baleniere
erano partite il mese scorso alla volta dei mari ghiacciati dell’Antartide,
annunciando un target di pesca di 935 cetacei, il più grosso bottino degli
ultimi vent’anni. A far arrabbiare ambientalisti e appassionati di whale
watching, era stata in particolare la decisione di Tokio di includere, per la
prima volta in quarant’anni, anche le megattere, considerate a rischio di
estinzione e particolarmente amate, in occidente, per i caratteristici salti
acrobatici.

Per
la prima volta in quasi 12 anni, l’Australia, con il neo eletto premier
laburista Kevin Rudd, aveva preso una posizione contro il Giappone. Pochi giorni fa, Rudd aveva
annunciato che a breve sarebbe partita per i mari del sud una “nave spia”,
dotata di potenti teleobiettivi, per documentare l’attività delle baleniere giapponesi. Materiale fotografico che
il premier intende portare davanti un tribunale internazionale perchè sia presa
una decisione su quella che il Giappone
continua a chiamare “pesca per motivi scientifici”.

La
pressione sul governo di Tokio nelle ultime settimane è continuata ad
aumentare. Il premier australiano ha sempre lavorato su due fronti, quello
diplomatico e quello giudiziario.
Intanto, anche i movimenti ambientalisti hanno dichiarato guerra al Giappone. La nave Sea Shepard, salpata
due settimane fa dalle coste dell’Australia Occidentale, ha promesso di dar
battaglia ai pescherecci, e senza paura di causare risse, come ha fatto lo
scorso anno. L’Esperanza, la nave di Greenpeace, è salpata ieri dal porto di
Auckland, anche lei con lo scopo di intercettare i giapponesi impedendo la mattanza, posizionandosi quando possibile
tra balene e balenieri.

Il Giappone si trova ora in una
difficile situazione. Il ministro degli Esteri Masahiko Komura, ha difeso oggi
il programma di pesca nipponico, sostenendo che rientra nei trattati
internazionali. “Vorrei comunque intavolare una discussione con l’Australia, e
cercare un’intesa tra i nostri due paesi”. E’ il primo segnale di disgelo. Le
megattere sono particolarmente care agli australiani, che ogni anno, in inverno
e primavera, ne osservano il passaggio lungo le coste. I cetacei risalgono dai
ghiacci dell’Antartide verso il nord tropicale, dove mettono al mondo i
piccoli. Insieme, qualche mese dopo, ridiscendono le coste per tornare nei mari
ghiacciati. Il business del whale whatching, in Australia, si aggira sui 180
milioni di euro l’anno.