Il governo finanzia la crociata anti-Ogm di Capanna
14 Gennaio 2008
di Redazione
Si è conclusa la parentesi della “consultazione
popolare” contro l’impiego degli organismi geneticamente modificati.
Parentesi perché i promotori si attendevano una kermesse, ma non sono andati al
di là di una mal riuscita sceneggiata napoletana. Banchetti fantasma,
sbarbatelli che incassano no dai passanti, attivisti pro-OGM (ebbene si
esistono anche loro) che firmano con nomi falsi ed altri numerosi eventi surreali
hanno caratterizzato un tentativo forzato di democrazia diretta, lontano dal
cuore della gente e viziato da una bieca retorica post sessantottina.
Mario Capanna, a parere di molti dimessosi da leader alla fine
di dicembre per incompatibilità istituzionale rispetto ad alcuni promotori
della coalizione, ha scagliato la sua Durlindana sulla qualità agroalimentare
contro i bersagli sbagliati, attaccando il cuore dell’establishment dell’Italia
che funziona, da Umberto Veronesi a Gianni Riotta ed alte figure generalmente
ben volute dai più. Lo ha fatto da par suo senza mai parlare veramente di OGM,
citando studi mai pubblicati e ricorrendo ad argomentazioni più valide sul
piano del pensiero magico che della scienza ufficiale. Ha manifestato contro
l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare grazie al braccio armato della
Coldiretti, dimenticando che gli organismi scientifici mal si coniugano con
proteste da fasci agrari. In due mesi Capanna ha rimesso in piedi tutta la
panoplia degli anti OGM, con argomenti precotti come il concetto di
qualità, il leit motiv della scienza
divisa, la “perdita del ben di Dio dei prodotti italiani”. Tutto
ampiamente prevedibile e ampiamente previsto, tranne l’ultima apparizione a
Porta a Porta dove l’agit prop ha
dovuto subire l’affondo di pressoché tutti gli astanti e del conduttore per le
sue infantili intemperanze e i suoi gratuiti insulti.
Questo sgangherato referendum anti-OGM ha messo a nudo come lo
strumento della consultazione popolare possa essere però piegato a mero
strumento di ricatto politico. Paolo De Castro, ministro dell’Agricoltura, e il
suo gabinetto hanno subito lo strano fascino di Capanna: un autentico ministro
ombra che, ricorrendo al pot pourri della
finanziaria, avrebbe perfino ottenuto una sinecura per la Fondazione Diritti
Genetici da lui presieduta con un finanziamento ad hoc per un non meglio
precisato progetto rivolto ad identificare percorsi di filiera OGM free. Ed
ecco che un referendum fallimentare, snobbato dagli opinion leader,
sbeffeggiato dal giornalismo che conta, ignorato dagli italiani (nessuno può
credere alla favola dei 3,6 milioni di voti) si trasforma in un clamoroso
successo politico, grazie soprattutto al gioco di veti incrociati che sugli OGM
l’ha fatto sempre da padrone. Povera Italia! (MGO)
