Il Governo sotto 4 volte potrebbe chiedere la Fiducia
25 Ottobre 2007
di Redazione
Era stata fissata per le 15 la riunione dei capigruppoo per decidere come andare avanti nell’esame del dl che accompagna la Finanziaria. Di certo, c’è che queste sono ore decisive e che la maggioranza potrebbe ricorrere alla Fiducia.
Sono stati finora votati gli emendamenti ai primi 17 articoli sui 47 totali e i tempi previsti dal calendario dei lavori imporrebbero di licenziare il dl entro oggi. A questo punto, non è esclusa l’ipotesi che il governo possa ricorrere al voto di fiducia.
Questa mattina, in aula, maggioranza e governo sono stati batutti complessivamente quattro volte. In particolare, per quanto riguarda la prima proposta di modifica, quella sulla soppressione della Società Stretto di Messina, che ha visto la maggioranza battuta, è stata l’Italia dei Valori, con l’esclusione della senatrice Franca Rame, a schierarsi con l’opposizione. Un segnale, questo, che testimonia le difficoltà dell’Unione a tenere serrate le fila. Soprattutto in vista della sequenza di voti, che si annuciano ancora testa a testa, che sarebbero necessari per andare avanti con l’esame del provvedimento.
La decisione finale sarà resa nota, con ogni probabilità, al termine della riunione dei capigruppo. Altra ipotesi da non escludere al momento è una modifica al calendario dei lavori che consenta di utilizzare anche la giornata di domani per completare l’esame del provvedimento.
“La maggioranza oggi è completamente allo sbando. Riesce soltanto a galleggiare grazie al voto decisivo di due senatori a vita: Levi Montalicini e Colombo”. È questa la “fotografia” che della situazione in Senato scatta il capogruppo della Lega Roberto Castelli. “Andando avanti di questo passo – aggiunge – è ovvio che il governo sarà costretto a chiedere la fiducia. Deve essere chiaro che se ci sarà il voto di fiducia, non sarà certo per coprire l’atteggiamento ostruzionistico dell’opposizione, ma piuttosto sarà l’ultima carta della disperazione del centrosinistra per poter sopravvivere anche questa volta”.
E ancora: “Ricordo al presidente Napolitano – sottolinea Castelli – che, dopo la prima crisi del governo Prodi, ebbe a dire che la maggioranza necessita di 158 voti di senatori eletti dal popolo per essere considerata tale. Auspico che il Presidente se ne ricordi, qualora tali voti politici non dovessero più esserci”.
