Il Meeting finisce e riconsegna la politica alla realtà
31 Agosto 2009
di Redazione
Il grande rito di fine agosto si è concluso. E, una volta di più, il Meeting di Rimini, giunto alla sua trentesima edizione, ha dimostrato di godere di straordinaria salute, di riuscire costantemente a crescere in termini di presenze e di qualità degli ospiti, di sapere immaginare per sé, senza stanchezza, sempre un nuovo ruolo e di saper creare eventi capaci di alimentare il dibattito culturale, spirituale e politico del nostro Paese.
L’edizione 2009, conclusasi sabato scorso, ha realizzato un primo, banale obiettivo: riconsegnare all’attenzione dell’opinione pubblica italiana i grandi temi della vita di un popolo e di una comunità.
Il Meeting ha aperto con un evento internazionale, favorito dal ministro Frattini: l’incontro di quattro leader di altrettanti Paesi africani, che hanno dialogato di pace e sviluppo. Ha “convocato” il governatore della Banca d’Italia per scattare una fotografia del momento economico e sociale del nostro Paese. Ha chiesto a Tony Blair, un’icona dell’innovazione politica, di raccontare l’esperienza del suo “rinnovamento” interiore, ovvero quella conversione al cattolicesimo che l’ex premier britannico ha messo in collegamento con il carattere universale della Chiesa. Si è confrontato con ministri, responsabili delle istituzioni ed esponenti dell’opposizione su educazione, lavoro, economia, giustizia. È stato il caso di Renato Schifani e Giulio Tremonti, di Angelino Alfano e Maurizio Sacconi, Claudio Scajola, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Roberto Calderoli e Luca Zaia, di Pierluigi Bersani ed Enrico Letta. Allo stesso modo si sono confrontati esponenti dell’economia e della finanza come Corrado Passera, James Murdoch, Fabio Conti e Raffaele Bonanni.
Coerente con la sua tradizione, il Meeting ha offerto momenti di ecumenismo reale con esponenti delle tradizioni ebraica, ortodossa e musulmana, nel nome del dialogo e della convivenza nella diversità. Il tutto senza dimenticare il proprio profondo ancoraggio cattolico illustrato al meglio dall’intervento del cardinale di Madrid sul contributo della Chiesa alla vita sociale e da quello del cardinale Caffarra sulla ragionevolezza della fede.
Su tutto, se proprio si vuole individuare un filo conduttore all’interno di un evento complesso e plurale, il confronto costante con l’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI e quell’idea di convivenza libera e solidale espressa dal Santo Padre e citata da molti dei protagonisti, tra cui Sacconi, Tremonti, Andreotti e Draghi. Una attenzione che ha portato qualcuno a leggere nelle posizioni degli esponenti della Compagnia delle Opere, braccio economico-secolare di Comunione e Liberazione, uno spostamento verso un liberalismo sociale.
Il tema al centro del dibattito è stato “La conoscenza è sempre un avvenimento”, ripreso anche dalla “sfida” lanciata da Benedetto XVI nel suo messaggio di saluto.
“Non il distacco e l’assenza di coinvolgimento sono l’ideale da rincorrere, peraltro invano, nella ricerca di una conoscenza obiettiva, bensì un coinvolgimento adeguato con l’oggetto” ha scritto il Santo Padre. Conoscenza, quindi, intesa sempre come un avvenimento per l’uomo. “Il tema dell’allargamento della ragione, della non inimicizia tra ragione e religione – spiega Emilia Guarnieri, presidente del Meeting – ha attraversato tutto il percorso, con gli interventi di scienziati e filosofi, ma anche di Tony Blair. E’ stato anche qualcosa di non usuale vedere 20 mila persone che ascoltano con interesse e puntualità un intervento su San Paolo di Julian Carron”, il successore di Don Giussani. Nel 2010 si parlerà del cuore dell’uomo: il tema scelto dagli organizzatori per la 31/ma edizione della kermesse riminese è infatti "Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”.
Lo stesso cuore che hanno dimostrato i quasi 4mila volontari accorsi (pagandosi vitto e alloggio da soli) a rendere possibile l’evento e a rendere visibile l’identità profonda del movimento di Comunione e Liberazione.
