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Il meglio del peggio delle proposte di legge in discussione

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Un coro pressoché unanime di voci auspica che in questa legislatura si riescano a sciogliere gli innumerevoli lacci e lacciuoli che imbrigliano l’economia italiana, riconquistando al libero mercato interi settori attualmente soggetti ad una regolamentazione ossessiva.

Davanti a questa pressante esigenza, la risposta dei nostri solerti parlamentari è precisa e coerente: creare sempre più albi e ordini professionali, riconducendo sotto il rigido controllo dello Stato lavori e mestieri attualmente abbandonati all’insostenibile anarchia della legge della domanda e dell’offerta.

Varie proposte di legge presentate in questi primi mesi di legislatura hanno catturato la nostra attenzione, ma ve ne sono alcune la cui importanza merita di essere condivisa con tutti i lettori.

Una menzione d’onore va riconosciuta alla proposta S-301, intitolata “Norme per i maestri di fitness”, nella cui relazione illustrativa si può cogliere appieno come “la ratio che è alla base di questo disegno di legge va[da] principalmente ravvisata nella necessità di colmare il vuoto legislativo le cui radici, con ogni probabilità, vanno ricercate non tanto in una carenza del legislatore, quanto nella rapidità con cui la disciplina del fitness si è sviluppata in questi ultimi anni”. D’altra parte un vuoto legislativo su una materia del genere merita la più solerte attenzione da parte del Parlamento, anche perché, effettivamente, quando si pensa alla rapidità di sviluppo di alcune discipline negli ultimi anni, non si pensa alla genetica o alle telecomunicazioni, ma certamente al fitness.

Dopo questo esordio, saliamo senz’indugio sul podio dei progetti di legge più rivoluzionari, nell’empireo delle proposte che tutti noi abbiamo sempre voluto e non abbiamo mai osato chiedere.

Al terzo posto si colloca il progetto C-1288, intitolato: “Norme relative alla professione del consulente filosofico e istituzione del relativo albo professionale”. Già: da millenni si aspettava un intervento legislativo per dire “basta” allo scempio delle consulenze filosofiche improvvisate. Si pensi, a mero titolo d’esempio, alle nefaste conseguenze cagionate dalle improvvide consulenze filosofiche operate da Seneca nella mente del giovane Nerone; per tacere di Socrate, il quale fu consulente filosofico di Platone, che poi fu consulente filosofico di Aristotele, il quale, a sua volta, fu consulente filosofico di Alessandro Magno. Quest’ultimo, notoriamente ammorbato da consulenze filosofiche effettuate da soggetti la cui preparazione non era stata debitamente verificata e certificata, commise gravi crimini contro la pace, seminando morte e distruzione in gran parte del mondo allora conosciuto. Orbene, l’Ordine dei consulenti filosofici avrebbe fermato sul nascere tale orrenda scia di sangue reprimendo efficacemente, e sin da subito, i comportamenti gravemente antisociali di Socrate, il quale avrebbe meritato certamente la radiazione immediata.

La medaglia d’argento, però, va riconosciuta alla proposta S-401, intitolata “Istituzione dell’Albo nazionale dei cuochi professionisti”, la quale, come si può leggere nella relazione illustrativa, sorge dal rilievo secondo cui “oggi, oltre agli ordini che con propri collegi disciplinano le attività professionali (avvocati, notai, medici e così via), si assiste alla nascita di nuovi albi professionali specifici per l’esercizio di alcune categorie di arti e mestieri (estetisti e parrucchieri, impiantisti, parasanitari, eccetera)”. In tale relazione si precisa, con viva costernazione, che, al contrario, non sono … previsti albi per categorie come cuochi e pasticceri. Eppure essi, per il ruolo svolto, dovrebbero avere una disciplina interna più organica, in modo da garantire ai consumatori la competenza e la professionalità essenziali per lo svolgimento di una così delicata professione basata sul rapporto diretto tra produttore e consumatore”.

Ci si chiede, allora: perché limitare l’ambito di intervento di tale proposta di legge al solo mondo della cucina professionale? Piuttosto, già che ci siamo, perché non regolamentare qualunque forma di accesso ai fornelli? D’altra parte: i lettori hanno mai avuto la tremenda esperienza di mangiare polpette in cui il dosaggio di aglio sia stato sbagliato? Ebbene io sì, e posso assicurare che in quel momento ho sentito in tutta la sua impellenza la necessità che lo Stato mi tuteli impedendo che l’improvvisazione possa accedere anche ai fornelli di casa mia.

A nostro modesto parere, comunque, la migliore proposta di legge sino ad ora depositata dai nostri rappresentanti è un’altra, che peraltro può essere considerata una sorta di complemento della precedente: si tratta del progetto S-426, intitolato “Riconoscimento della patente europea pizzaioli (PEP)”. Vale certamente la pena leggere insieme alcuni passi dell’illuminante relazione illustrativa, secondo la quale “il presente disegno di legge intende finalmente regolamentare la professione di chi materialmente prepara e cucina la pizza. Infatti preparare la pizza è un arte e occorre una formazione specialistica per poter diventare dei professionisti del settore. Attualmente la figura professionale del pizzaiolo non trova una apposita regolamentazione in ordine al percorso formativo, il presente disegno di legge si prefigge l’obiettivo di colmare tale lacuna attraverso l’istituzione di una patente europea pizzaioli, nonché di un albo della categoria”.

Davanti a queste affermazioni sorge solo una domanda: perché non si prevede anche un concorso pubblico per decidere i componenti della commissione chiamata all’arduo compito di valutare le prove pratiche degli aspiranti pizzaioli professionali?

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3 COMMENTS

  1. La motivazione che spinge
    La motivazione che spinge tali solerti legislatori
    è il raggiungimento della società perfetta (secondo
    loro): una società nella quale tutto ciò che non sia
    obbligatorio, deve essere tassativamente vietato.

  2. Mentecaffè
    Nel momento in cui mi iscrivo al secondo anno del corso di consulenza filosofica (www.psicofilosofia.eu) e dopo aver letto l’informatissimo articolo del Boccalatte (che peraltro è solo il riassunto di un articolo di Bracalini apparso ne “il Giornale” del 31 luglio) mi domando che senso abbia ormai la mia vita.
    Se, nonostante l’articolo di Boccalatte, ve lo domandate anche voi che leggete, forse avete bisogno, come me, di un consulente filosofico…
    [Insomma, siamo in libertà, ma almeno informiamoci, sennò i pregiudizi ci si portano via, ragazzi!]

  3. …mi sfugge solo una cosa:
    …mi sfugge solo una cosa: non per polemica (condivido i contenuti) ma l’impressione è che lei sia spinto più dall’interesse: la conseguenza di una epurazione del problema, scommetto, sarebbe quella che lei colmasse il vuoto creato… diffido di chi si asserisce puro…

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