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Il momento magico di Mike Huckabee

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E alla fine spunta Mike. Non diventerà presidente e, quasi sicuramente, non otterrà la nomination per la Casa Bianca, ma l’ex governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee, è intenzionato a lasciare il segno nella campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno. Almeno per quanto riguarda il fronte repubblicano.

Da carneade della competizione, Huckabee si è trasformato, nel giro di un giorno, in candidato da prima fila in grado di dar fastidio ai ben più blasonati Giuliani, Romney e McCain. La giornata che lo ha portato dalla polvere alle stelle è l’11 agosto scorso, quando in Iowa si è tenuto lo straw poll, un happening elettorale promosso dai Repubblicani alla Iowa State University, ormai dal lontano 1979. La kermesse elettorale permette a chiunque voglia, pagando un biglietto, di votare per uno dei candidati del Grand Old Party. Il risultato non ha alcun rilievo scientifico, ma, tradizionalmente, serve per testare la forza degli aspiranti presidenti nel primo Stato dell’Unione dove si vota per la nomination.

L’appuntamento è stato snobbato, con diverse motivazioni, da Giuliani, McCain e dall’eterno indeciso Fred Thompson. Al contrario, Mitt Romney, alla ricerca di visibilità, ha investito nello straw poll milioni di dollari. Scontato, dunque, il primo posto dell’ex governatore del Massachusetts che si è aggiudicato il 31 per cento dei consensi. Sorprendente, invece, il secondo piazzamento di Huckabee, che spendendo in tutto 150 mila dollari per l’evento ha ottenuto il 18 per cento dei voti. La vittoria morale di Huckabee (Giuliani è giunto solo ottavo) ne ha rilanciato la corsa, anche perché all’indomani del voto informale in Iowa, sono cominciati ad arrivare nelle casse dell’ex governatore dell’Arkansas quei finanziamenti drammaticamente mancati nei mesi scorsi. L’affermazione allo straw poll ha dato, inoltre, un’inaspettata (e gratuita) visibilità a questo ex pastore battista 51enne, che dal 1996 al 2007 ha governato l’Arkansas, guadandosi l’inserimento nella Top Five dei migliori governatori americani di Time Magazine.

In questi giorni, sono in molti a chiedersi fino a dove può arrivare Mike Huckabee, che tra le altre cose suona il basso in un gruppo rock ed ha scritto 5 libri di discreto successo. E qualcuno ricorda che già qualche anno a dietro un governatore dell’Arkansas, semisconosciuto a livello nazionale, aveva conquistato la Casa Bianca, smentendo ogni pronostico della vigilia. Certo Mike Huckabee non è Bill Clinton e il partito Repubblicano del 2007 non è quello Democratico del 1992. E tuttavia, per Jim Geraghty, della rivista National Review, l’ex governatore repubblicano offre un’ottima miscela di “buon umore, conservatorismo sociale e retorica populista”. Rispetto a candidati espressione dei poteri forti e dal portafoglio pieno (Romney in testa), Huckabee può far valere le sue umili origini e la sua capacità di entrare facilmente in sintonia con quei colletti blu che detestano l’establishment di entrambe i partiti. In effetti, i suoi attacchi contro la leadership delle corporation ricordano più il linguaggio del Democratico, John Edwards, che quello dei colleghi del partito dell’Elefante. Huckabee ha toccato i tasti giusti con la classe operaia, ora lanciando strali contro il boom delle importazioni cinesi negli USA, ora chiedendo un giro di vite nei confronti dell’immigrazione illegale. Non a caso, David S. Broder sul Washington Post dello scorso 19 agosto lo ha paragonato a Pat Buchanan, il “conservatore arrabbiato” che, nel 1992, mise in seria difficoltà Bush senior alle primarie. Tuttavia, Broder riconosce che lo stile di Huckabee è decisamente più soft. L’ex governatore dell’Arkansas è un ibrido politico che, da una parte, difende senza remore il diritto alla vita e il matrimonio e, dall’altra, mostra altrettanta passione nella lotta alla povertà e nella difesa dell’ambiente. Colpisce poi il suo concentrarsi su questioni interne, quasi cercando di evitare the big issue, l’Iraq.

Per adesso, Huckabee si gode questa inattesa luna di miele. Perfino giornali d’impostazione liberal come il New York Times scrivono bene di lui. Tuttavia, va da sé che qualora “Huck” acquisisse un ruolo di primo piano, sarebbe sottoposto a quello screening continuo che, già da tempo, non perdona niente agli attuali protagonisti della campagna elettorale. D’altronde, come ha scritto Michael Medved sul portale Townhall.com, l’improvvisa ascesa di Huckabee denota la debolezza degli altri candidati, nessuno dei quali ha pienamente conquistato la base del partito Repubblicano. Di McCain non piace la posizione sull’immigrazione, di Romney la sua ambiguità su temi forti come aborto e gay, del frontrunner Giuliani le posizioni liberal su vita e famiglia e la sua vita privata alquanto turbolenta. Meglio Huckabee, dunque, cominciano a dire in molti, una figura unificante, un conservatore puro ma che rifugge gli estremismi. Vauhgn Ververs di CBS News ha raccontato che, dopo aver saputo del suo secondo posto allo straw poll, il religioso Huckabee ha detto che la sua campagna, tutto cuore e pochi soldi, ha portato due pesci e cinque pani ed ha sfamato una moltitudine. La domanda ora è se potrà ripetere il miracolo e, magari, farne anche uno più grande.

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