Il Nepal al voto, fine di 250 anni di regno indù?
10 Aprile 2008
di Redazione
Il Nepal si appresta a rinascere come un paese democratico dopo quasi duecentocinquanta anni di monarchia e una guerra civile che è costata la vita a più diecimila persone.
Oggi, gli elettori di questa piccola nazione himalayana voteranno i seicentouno rappresentanti dell’Assemblea costituente che segnerà la fine del regno Indù.
A monitorare il corso di queste elezioni che porteranno – nel giro di tre settimane – alla nomina dei seggi per l’Assemblea, sono arrivati migliaia di osservatori internazionali. L’ex-Presidente americano, Jimmy Carter è sbarcato con una squadra composta da sessanta membri provenienti da venti differenti nazioni. Da registrare anche la presenza di una squadra speciale di monitoraggio delle Nazioni Unite che sta intervistando i rappresentanti politici e la presenza di nazioni come il Giappone, la Malesia, la Tailandia, il Canada, l’Australia, la Norvegia e la Finlandia.
Il destino dell’attuale monarchia – dopo il misterioso massacro della famiglia reale di Birendra nel 2001 – sarà deciso a seconda di come si comporrà l’Assemblea costituente. Se vinceranno i maoisti si assisterà alla sua cancellazione, se invece prevarranno i partiti più moderati la monarchia diventerà di facciata, pur non scomparendo del tutto.
I guerriglieri maoisti – protagonisti della guerra civile che ha sconvolto il paese per dieci lunghi anni – si presenteranno sotto le insegne del Partito Comunista del Nepal. Nonostante la riforma “rivoluzionaria” del sistema elettorale per cui ora ci saranno 1/3 di donne all’Assemblea e indipendentemente dalla fine della monarchia, le ultime settimane a Kathmandu non sono state tutte rose fiori. Scontri e violenze caratterizzano infatti la vita pubblica. Durante la giornata di ieri, ad esempio, un candidato del Partito Comunista è stato assassinato a colpi di pistola nella cittadina di Jahare Bazar.
In un caso o nell’altro i vicini dell’India dovranno prepararsi a fare i conti con un nuovo Nepal nel giro di meno di un mese e con il Pakistan ed il Bangladesh da una parte e la Cina a nord, acquisire un’altra nazione comunista come vicino non sarebbe certo il risultato più auspicato.
